Tra pennello e poliuretano, Piero Gilardi

Di Nicolò Savi.

Il museo Maxxi, spesso attento a discorsi di tipo avanguardistico, inaugura all’interno della struttura una sezione dedicata a Piero Gilardi, intitolata “Nature-Forever”.

La storia dell’arte contemporanea, nel periodo compreso tra gli anni 40 e gli anni 60, è stata caratterizzata da un rinnovo sostanziale dei linguaggi artistici inserendo all’interno del fare artistico l’interesse per l’oggetto comune ed extrartistico. Piero Gilardi si muove proprio in questa situazione ragionando sulla disastrosa e immanente crisi ecologica, proponendo una serie d’installazioni polimateriche formate da poliuretano espanso, acrilico e altri materiali industriali per la realizzazione dei particolari.

Quello che l’artista propone è una presa di coscienza su quanto l’industrializzazione avanzata e un disinteresse generale nei confronti del problema ecologico stia cambiando l’immaginario collettivo e il modo di vivere la quotidianità.

Quello che viene fuori osservando criticamente le opere “natura” dell’artista è un dialogo dialettico tra artificiale, rappresentato dal poliuretano espanso grazie alle nuove tecnologie, e naturale, rappresentato dalla finzione di un paesaggio selvaggio e incontaminato. È possibile quindi vedere “spiagge intonse” piuttosto che “selciati incolti” piuttosto che “piccole foreste” o addirittura “oceani con gabbiani”.

Una delle opere in mostra è “Tappeto natura”, una sorta di critica al sistema commerciale reso nel più semplice e incisivo dei modi. Proprio come succede per la tappezzeria, il visitatore vede una lunga striscia di gommapiuma dipinta, arrotolata in parte su un supporto di plexiglass. Quello che sorge spontaneo chiedersi è dunque: cosa sta diventando il naturale per la società moderna? Fino a che punto arriverà l’abuso che si fa di quest’ultimo nelle logiche industriali?

“Nature-forever”, poi, oltre che essere una soddisfacente esperienza estetica è anche un ottimo spunto di riflessione su uno dei temi delicati per quanto riguarda il dibattito politico attuale. Inoltre nelle opere di Gilardi è assolutamente visibile il nuovo medium artistico contemporaneo, l’oggetto comune, artificiale, extrartistico diventa il mezzo principale dell’arte e non più semplice supporto. Non è un caso che gli anni in cui si muove l’artista sono la culla di alcune delle più importanti neoavanguardie mondiali (Arte povera, pop art, fluxus …)

Per rilevare il concetto espresso nelle righe soprastanti è stata creata una sala interattiva, dove pergolati di uva si muovono in una sorta di danza dettata da ritmi e supporti meccanici. Il naturale quindi è piegato alle logiche di fascinazione per l’automazione e per la macchina creata dall’uomo. Pensiero che anche se oggi può sembrare banale e ampiamente trattato, per la società degli anni 50 era estremamente importante e irrisolto.

In conclusione le opere di Piero Gilardi si sposano bene con l’ambiente che le ospita. Il Maxxi, vanto italiano per la linea morbida, sovrapposta, esempio indiscusso di architettura contemporanea, dona all’installazione di gommapiuma un’aura molto interessante, capace di ampliare e rilevare alcuni concetti fondanti per la loro fase di gestazione.

Il percorso si conclude con una sapiente citazione di un Artista del 500 italiano, Giuseppe Arcimboldi, anche lui interessato alla natura come soggetto-finzione delle sue opere.

La mostra continua:
“Nature forever” Galleria 3
dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017
Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Roma, Via Guido Reni 4A – 00196

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Ragazzi mi mancate, tornate a scrivere 🙂

    Mi piace

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