L’Arte dell’animazione giapponese

Di Isabella La Tora

Quando si parla di animazione giapponese non si può non citare il produttore e regista cinematografico: Hayao Miyazaki, considerato uno dei più grandi e influenti registi di questo campo. È riuscito a portare le sue animazioni e il suo fumetto anche all’estero, ottenendo moltissimi riconoscimenti come l’Orso d’oro per ‘La città incantata’ e riscuotendo, inoltre, notevoli incassi.          download

Lo stravagante mondo di Hayao Miyazaki, nasce dal suo passato e dalla cultura giapponese a cui appartiene. Il padre era ingegnere aeronautico e l’azienda di famiglia, la Miyazaki Airplane, permise al giovane Hayao di avere questa grande passione per il volo e per le macchine volanti: difatti ritroviamo questi elementi in moltissimi dei suoi film, come ad esempio in ‘Si alza il vento’ o ‘Porco rosso’.

Per quanto riguarda le influenze, significativa è stata la prima animazione del cinema giapponese con ‘La leggenda del serpente bianco’ del famoso regista russo Jurij Borisovic Norstejn; inoltre nel film ‘Il castello errante di Howl’ troviamo un rimando al lavoro della scrittrice Diana Wynne Jones.                                                                                              download (1)

La sua carriera ebbe inizio con la produzione di alcuni episodi della prima serie di ‘Lupin III’, in seguito ebbe una grande opportunità con la rivista Animage che pubblicò il manga ‘Nausicaà della Valle del vento’, disegnato esclusivamente da lui. Ma il passo decisivo verso un radicale cambiamento fu la realizzazione di uno studio personale, nel 1985 fonda l’omonimo Studio Ghibli, assieme a Isao Takahata; l’anno successivo dallo studio d’animazione uscì il loro primo lungometraggio ‘Laputa-Castello nel cielo’. Successivamente, dopo il record di incassi con il film ‘Princess Mononoke’ del 1997, decide di dedicarsi ad altri ruoli all’interno del suo studio, lasciando così spazio alle nuove generazioni, ma ben presto tornò alla regia e alla produzione di nuovi film.

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Il lavoro di quest’artista non è rivolto esclusivamente ad un pubblico di appassionati, in quanto sono evidenti strutture e tematiche ben più complesse. In primo luogo, si rivolge spesso ai più piccoli cercando di educarli e di sensibilizzarli, li immedesima nei suoi racconti, dove spesso gli stessi protagonisti delle storie sono adolescenti o bambini. Nutre un grande rispetto e affetto per loro e non cerca d’influenzarli ma di renderli autonomi nel pensiero e liberi di avere le proprie opinioni, proprio come i suoi personaggi.

Le altre protagoniste fondamentali dei suoi racconti, sono le donne. Spesso le intende come donne lavoratrici e autonome, con caratteri forti che spesso rivestono dei ruoli cruciali.

Un ulteriore tematica rilevante è la forte critica contro la guerra, ma soprattutto a quel conflitto secolare tra uomo e natura, sottolineando il tema dell’ambientalismo e dell’eccessivo inquinamento, tentando di ricordarci la fragilità e l’importanza del nostro pianeta e di tutte le sue creature compreso l’uomo.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Segnalo che nel 1974 esce un film anime, inteso spesso come sinonimo di “cartone animato giapponese”, al tempo stesso prodotto di intrattenimento commerciale, fenomeno culturale popolare di massa e forma d’arte tecnologica, di produzione tedesca e giapponese, per la regia di Takahata Isao ed i disegni di Miyazaki Hayao, che racconta per la prima volta sotto forma di cartone animato la storia di Heidi, scritta nel 1880 in Svizzera, che incredibilmente supera le sponde dell’oceano, per approdare in Giappone.
    Quando nel 1978 i cartoni animati di Heidi arrivano in Italia, a portarceli non è tanto il film di Comencini in bianco e nero del 1952, quanto la trasformazione del film anime di Isao Takahata e Hayao Miyazaki, in 52 episodi di una serie televisiva.
    Heidi segna così l’inizio del cosiddetto “Anime boom” (1978-1984), l’eccezionale sviluppo dell’industria dell’animazione commerciale giapponese dovuto all’elevato consenso riscosso tra gli adolescenti.

    Mi piace

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