Di Nicolò Savi: Vivian Maier

La fotografia è un mezzo artistico versatile e stimolante, legato soprattutto all’arte contemporanea. Il museo comunale di Roma in Trastevere ha organizzato una monografica su Vivian Maier, una donna americana famosa per la sua Street Photography. (Infatti per gli appassionati di fotografia “diretta” è una mostra da non perdere).

Vivian Maier era una bambinaia di mestiere, ma nel suo tempo libero era solita immortalare scene di vita quotidiana nelle più importanti metropoli americane, che stavano nascendo a metà del ‘900. La sua quindi può essere definita come un genere di fotografia amatoriale, poiché non ha nessun interesse né per la composizione della scena, né tantomeno per la dinamica di linee e luce.

La fotografa decise appositamente di non stampare la maggior parte delle sue foto, come se volesse tenerle segrete, senza mai sentire il bisogno di esporle al mondo, seguendo fino alla fine la sua passione e realizzando la sua arte esclusivamente per se stessa. Per lei la “camera” era uno strumento d’indagine e un modo per mettersi in gioco a 360 gradi nella città. I suoi rullini vengono trovati nel 2007 in uno scatolone acquistato in una casa d’asta. Fino ad allora nessuno era venuto a conoscenza del suo immenso lavoro artistico, infatti il compratore trovò all’interno di questo archivio migliaia di rullini fotografici.

Questi negativi, la maggior parte scattati a New York e a Chicago, vennero per molto tempo studiati ed esposti nei musei, proprio per il loro valore documentario e per la loro capacità di comunicare ogni singola emozione, come traspare nei soggetti immortalati nelle varie scene.

Il Museo di Roma in Trastevere espone nei suoi corridoi queste opere, presentando 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta. L’organizzazione dell’allestimento purtroppo fa discutere, poiché le fotografie non vengono valorizzate nella loro vera essenza, a causa di un pessimo lavoro compiuto dal curatore. Un primo esempio è la scelta della cornice in legno chiaro, che rovina il tipico bianco e nero della Rolleiflex (macchinetta usata da Vivian Maier), dissolvendone l’intensità. Le opere, inoltre, vengono ulteriormente messe in ombra dal riflesso invadente della luce che entra dalla vetrata del cortile interno. Infine la disposizione del pannello esplicativo e il posizionamento dei video di approfondimento disorientano il visitatore, che non sarà in grado di godersi a pieno gli scatti.

Tuttavia gli straordinari lavori della “tata” americana parlano da soli. Gli scatti sono di una sensibilità senza pari, poiché gli oggetti assumono aspetti sempre diversi, così come le persone che, ignare di essere riprese, si lasciano andare a gesti e posizioni che fanno sorridere e riflettere. Gli occhi si inumidiscono di fronte alle fotografie delle bambine riprese con un rispetto che solo una bambinaia degli anni 40 poteva avere. Questo e molto altro spinge il fruitore a visitare la mostra che, nonostante i problemi tecnici, affascina gli occhi e stimola la sensibilità.

In Italia non è facile vedere mostre di Street Photography, poiché spesso si preferisce esporre qualcosa di più artistico e tradizionale. La mostra quindi è una grande opportunità per fare una bella esperienza e capire uno degli aspetti più istintivi riguardo a questo genere di fotografia contemporanea, basato sull’istantaneità e verità della vita quotidiana.

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Museo di Roma in Trastevere,
Piazza di Sant’ Egidio 1/b,
Dal 17 marzo al 18 giugno 2017

Da martedì a domenica ore 10.00-20.00
Chiuso lunedì e 1 maggio
La biglietteria chiude un’ora prima
Gratis la prima domenica del mese.

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One Comment Add yours

  1. Marco ha detto:

    Condivido la critica sull’allestimento, soprattutto per l’interferenza tra luce e superfici vetrate di protezione alle foto. Grandi foto però che fanno perdonare la loro non ottimale fruizione.

    Mi piace

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