“A cosa starà pensando la persona accanto a te?”

Di Isabella La Tora.

Il titolo qui presente è la frase scritta su un manifesto come incipit alla personale di Gea Casolaro, al MACRO di Roma. Un lavoro presentato nel 2008 per le strade di Bologna viene ora utilizzato come introduzione al suo percorso fotografico e non solo, mira ad interrogare l’uomo non più sulla soggettività ma sul suo vivere all’interno di una collettività.

La mostra, intitolata Con lo sguardo dell’altro, mette a nudo noi stessi di fronte all’altro e viceversa, mette a confronto la realtà delle sue fotografie con la realtà esterna. Lei stessa afferma l’importanza dell’arte come mezzo per aprire il nostro orizzonte e i nostri pensieri, per questo, un po’ come fece Magritte, utilizza le immagini non come semplici rappresentazioni della realtà, ma invita a guardarvi oltre. Il percorso è suddiviso in tre sale, di cui fa parte anche la biblioteca dove non sono esposti a vista i lavori, ma sono catalogati e disposti all’interno di cassettiere, lo spettatore è invitato ad aprire il cassetto, ma spesso questo non accade per timore o per scarsa attenzione alla segnaletica.
I suoi progetti non riguardano mai solamente l’artista e le sue opere, anzi esce da questo preconcetto di un’arte individuale, mettendo in risalto l’oggettività collettiva. Si tratta di un percorso antropologico e sociologico rivolto ad interagire con lo spettatore, il quale instaura un dialogo continuo con le opere e con l’altro, diventando parte integrante e completando concettualmente il processo.
L’altro, che consideriamo lontano da noi e al quale evitiamo di rapportarci, viene ora messo davanti a noi in tutte le sue sfaccettature: può essere il soggetto che vediamo nei suoi progetti, oppure la persona accanto a noi, o addirittura essere noi ‘l’altra persona’; siamo osservati continuamente come facciamo noi allo stesso modo, finendo così per rispecchiarci nell’altro.
Questo suo occuparsi della collettività, si riscontra benissimo nei progetti come quello al carcere di Rebibbia ‘Fuori da qui’, dove si parla di arte che entra all’interno di ambiti sociali particolarmente difficili, andando incontro alle persone; oppure ancora il progetto in Toscana ‘Cartoline personali’ , creando un vero e proprio collante sociale attraverso le varie identità del luogo. L’utilizzo della macchina fotografica non rientra più nel canone di semplice strumento artistico, ma diventa un mezzo di ricerca per creare una dimensione temporale unica, creando un’interazione tra le persone, come accade ad esempio in‘Sharing Gaze’ o ‘Autoritratti infiniti’ .

Ci invita a non essere egoisti, a guardare il mondo con occhi sempre diversi e a non soffermarci mai solo sul nostro pensiero, ma ad imparare ad avere più punti di vista riguardo la realtà che ci circonda.

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La mostra continua:
MACRO di Roma in Via Nizza.
Fino all’11 giugno 2017.

Con lo sguardo dell’altro
Di Gea Casolaro
A Cura di Claudio Crescentini, in collaborazione con The Gallery Apart.

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