LE COMPLEMENTARIETÀ DI GIUSEPPE PENONE

Di Gaia Mancini.

La Gagosian Gallery di Roma, dal 27 Gennaio 2017, ospita opere inedite di Giuseppe Penone. La mostra chiamata Equivalenze durerà fino al 15 Giugno 2017, rivelando le relazioni e i legami profondi che intrecciano e uniscono l’uomo, la materia e la natura.

Giuseppe Penone, classe 1947, esordisce nel mondo dell’arte all’interno del movimento Arte Povera, insieme a Michelangelo Pistoletto e Giovanni Anselmo. Sin dai suoi esordi interpreta la “povertà” di questo movimento come un tornare alle origini, riscoprire il rapporto autentico e primordiale fra l’uomo e la natura e rivelarlo attraverso la sua arte.

In “Spoglia d’oro su spine d’acacia” del 2002, ma già molto tempo prima nei i suoi primi lavori come “Patate” del 1977 o “Continuerà a crescere tranne che in quel punto” del 1968, si capisce come l’artista si identifichi nella natura e nei suoi prodotti, attraverso il lavoro con e su di essi. Equivalenze mette in mostra proprio la complementarietà fra l’artista e la materia che usa, lasciando i segni del suo passaggio su di essa.

“Scultura come gesto della mano che accarezza le forme equivalenti della Terra”

Il suo concetto di scultura va di pari passo con la sua poetica: plasmare la materia, senza strumenti intermediari, ma con il proprio corpo e l’azione delle proprie mani. Lo si vede chiaramente in una serie di opere in cui fissa su lastre di ottone, pezzi di terracotta su cui è impresso il pugno della sua mano, dunque si scorgono a volte i segni delle unghie, i solchi delle vene, la pelle impressa sul materiale quando era ancora malleabile. L’ottone anche porta i segni dell’azione di Penone sulla materia: l’ossidazione di alcuni punti della lastra crea effetti di ombre o paesaggi notturni su cui sono depositate le terrecotte che sembrano talvolta conchiglie o altri reperti archeologici.

La pienezza, proprietà intrinseca della scultura, mette in luce un’assenza, come succede nelle due sculture bronzee posizionate al centro della sala più grande della galleria: si tratta di calchi in gesso di alcune parti di un albero poi fuse in bronzo. Come nella terracotta si vedevano i segni delle mani dell’artista, qui si vede l’impronta della corteccia, le sagome delle foglie cadute a terra, e la figura appena accennata di un uomo seduto alle pendici dell’albero. Si tratta di un gioco di incastri, in cui ogni pezzo del “puzzle” suggerisce, in sua assenza, il ricordo dell’altro.

Il nome della mostra, Equivalenze, spiega alla perfezione il significato della riflessione di Giuseppe Penone.

Equivalenza: uguaglianza in genere tra cose di natura o qualità diversa.

Principi di equivalenza: principi che postulano l’uguaglianza di effetti prodotti da cause apparentemente diverse.

[http://www.treccani.it/enciclopedia/equivalenza/]

Il molteplici aspetti della natura, dalle rocce alle infinite forme di vita (compreso l’uomo), si equivalgono, nel senso che sono generati dallo stesso principio e la loro combinazione forma sempre un insieme omogeneo, un Tutto; si equivalgono anche quando per natura le cose si trasformano, ma conservano sempre la stessa origine e il rapporto intimo con il resto perché è con e attraverso questo che cambiano.

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Gagosian Gallery, Roma, Via Francesco Crispi 16

27 Gennaio 2017 – 15 Giugno 2017

Orari visita: dal martedì al sabato, dalle 10.30 alle 19.00

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