2 “Camminare, Ascoltare, Dialogare, Conoscere, Osservare”

Di Clelia Gentili

La Carta delle Professioni Museali dell’ICOM, International Council Of Museums, nata nel 2005,  ha l’obiettivo di ribadire la centralità del ruolo dei professionisti museali in seno ai musei, così da sanare la storica assenza di definizioni delle professionalità presenti nei musei e su cui essi devono poter contare per assolvere la loro missione e svolgere le funzioni loro proprie.


La Carta delle Professioni Museali delinea la figura professionale dell’educatore museale:

Realizza gli interventi educativi programmati dal museo adeguandoli alle caratteristiche e alle esigenze dei diversi destinatari. (…)

In teoria l’educatore museale si avvicina al mediatore culturale museale, dunque: come preparare un Mediatore culturale museale prima del suo ingresso nel mondo del lavoro?

L’autoformazione di certo non basta.
I percorsi formativi sono diversificati, si suddividono in corsi di laurea triennali e biennali, master di I e di II livello, corsi di perfezionamento.
I differenti piani formativi sono strutturati in maniera più o meno omogenea sia nelle università statali che nelle Accademie di Belle Arti, istituti di formazione che garantiscono più corsi di studio per la mediazione culturale museale e la didattica del museo  rispetto alle università.
La mediazione culturale museale serve, prima di tutto, per capire le esigenze del pubblico, tra le competenze specifiche ,infatti, ancora più che di storia dell’arte, sono importanti basi di pedagogia .

I corsi di formazione per storici dell’arte sono differenti da quelli dei mediatori museali, pur avendo di base lo studio della storia dell’arte.
Il presupposto fondamentale della mediazione culturale nei musei non è l’opera d’arte, ma l’utente, il pubblico.

È per questo che un mediatore culturale deve avere (oltre ad un background artistico e una conoscenza approfondita della storia dell’arte):

  • una preparazione pedagogica, relativa alla conoscenza delle differenti metodologie per la didattica e l’educazione museale;
  • buone capacità comunicative e relazionali, in grado di farlo dialogare con i differenti visitatori.

Per non dire che deve avere capacità teatrali, deve riuscire a:

  • entrare in contatto col visitatore;
  • catturare la sua attenzione;
  • spingerlo a ragionare su ciò che lo sta circondando.

Questo significa che i visitatori di un museo avranno a disposizione percorsi e attività diversificate e calibrate in base ai propri bisogni, tempistiche, età, deficit fisici o psichici.
Per questo, probabilmente,  l’arte contemporanea si sposa perfettamente con l’idea di mediazione culturale museale, infatti:

  • l’arte contemporanea è ancora da scoprire;
  • si possono intraprendere nuovi studi, nuove strade di conoscenza;
  • invoglia a porsi domande.

Diversamente dall’arte antica, già accettata e ampiamente studiata.

Perché poco diffusi?

Nonostante la decina d’anni passata dalla Carta delle Professioni Museali che cita la figura professionale dell’educatore museale ed i corsi di formazione e perfezionamento attivati, la professione dei Mediatori culturali museali è ancora poco nota e per nulla riconosciuta a livello istituzionale.
Il paradosso risiede proprio nel fatto che gli istituti di formazione garantiscono corsi specifici e di perfezionamento per i mediatori in ambito museale, ma enti e istituzioni, tra le tante anche il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), dimenticano e ignorano questa importante figura professionale.

Come mai il mediatore culturale è così poco richiesto?

I motivi sono per lo più tre:

  • Il primo legato alla disparità di trattamento dei titoli conseguiti nelle università statali e i diplomi delle Accademie delle belle arti, anche se i programmi e i crediti formativi sono identici, disparità ribadita anche nei concorsi pubblici dove, di frequente, non compaiono tra i requisiti richiesti i titoli accademici;
  • il secondo è economico: non tutti i musei, per questione di fondi, possono permettersi figure specializzate e quindi si preferisce lasciare il visitatore in balia delle targhette sotto le opere;
  • l’ultimo è legislativo: i musei dispongono di fondi  devono fare i conti con le cooperative culturali cui sono affidati i servizi accessori.

Ci si augura che con i nuovi musei e nuove forme di fruizione aumentino le professioni nel settore dei beni culturali e anche che gli studenti delle Accademie di Belle arti non si troveranno più davanti a  discrepanze tra le varie professioni dei beni culturali, disomogeneità di trattamenti e che venga loro garantita l’apertura ai vari concorsi pubblici e all’importante professione dei Mediatori culturali museali che per negligenza, da anni, non viene conosciuta e/o riconosciuta.

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