1 Camminare, Ascoltare, Dialogare, Conoscere, Osservare

Di Clelia Gentili

Provate a cercare su Google “mediatore culturale”; il primo risultato sarà, come sempre, quello di Wikipedia, in questo caso fornisce una definizione molto confusa:

Il mediatore culturale è un agente bilingue che media tra partecipanti monolingue ad una conversazione appartenenti a due comunità linguistiche differenti. (…)

Non è certo questo il mediatore di cui si intende parlare in questo articolo.
Riprovate a cercare aggiungendo accanto a “mediatore culturale” l’aggettivo “museale”.
Non troverete alcuna definizione.

Da quando la maggior parte dell’informazione è veicolata da internet, se qualcosa non è conosciuta nel Virtuale, allora non è conosciuta nel Reale, da nessuno o al massimo da una ristretta cerchia.

Per capire meglio di cosa si parla, per conoscere più approfonditamente la figura professionale del “mediatore culturale museale”è necessario effettuare una sorta di“radiografia” del sistema museale italiano.

Per definizione il museo è un luogo che genera e comunica cultura. Cataloghi, supporti multimediali, audio guide hanno il compito di approfondire le conoscenze del fruitore ma anche di facilitare il rapporto tra quest’ultimo e le opere esposte. Gli strumenti appena citati non possono certo adempiere a questo ruolo, almeno non totalmente, c’è dunque  bisogno di personale adeguato e specificatamente formato, presente stabilmente in tutti i luoghi di interesse culturale che intessa relazioni con il pubblico e che riesca a rendere piacevole la conoscenza e l’incontro con la cultura.

Qualcuno penserà di aver capito …
Il mediatore culturale museale esiste già, è una guida di quelle che gestiscono le visite guidate in un museo.
Non è proprio così, poiché la visita guidata prevede che uno parli, la guida, gli altri ascoltino, il pubblico.
La mediazione culturale museale invece vuole favorire il dialogo e l’approfondimento, il mediatore culturale museale, spesso, è quello che ascolta invece che parlare ma soprattutto è un servizio gratuito che non ha bisogno di prenotazione.

Il mediatore culturale museale ha il compito di far sorgere curiosità nel visitatore, di proporgli nuovi spunti di riflessione, di invogliarlo e spronarlo a confrontarsi con l’arte.

La figura del mediatore nasce in Francia a metà degli anni Settanta, per poi diffondersi in tutta Europa.
In Italia la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino è stata tra le prime a importare questa figura professionale, quand’era ancora sconosciuta.
A Venezia, dal 2009, il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali è il primo ateneo italiano a formare sul campo, non in aula, mediatori culturali.

Ogni anno si lancia un bando nazionale, aperto a tutti gli studenti di qualsiasi ateneo italiano, per progetti di mediazione culturale. L’ultimo si è chiuso e metà Settembre scorso, su 27 borse di studio offerte, si sono ricevute 59 domande anche da studenti di Napoli, Roma e Bologna.

I risultati? Sinergie tra università e musei del territorio, formazione attiva per gli studenti, nuove reti di conoscenze e saperi.

Per spiegare il titolo dell’articolo a Venezia i mediatori hanno una t-shirt di riconoscimento con alcune parole chiave stampate a lettere cubitali: camminare, ascoltare, dialogare, conoscere, osservare, verbi che se vanno da soli non valgono niente, ma insieme formano l’anima della mediazione culturale.

La nebbia che avvolge questa figura professionale inizia a diradarsi, musei e amministrazioni si stanno muovendo a favore del riconoscimento della figura professionale del Mediatore culturale museale, ormai sono sempre più i musei in Italia che richiedono questa figura.
Eppure sul Mediatore culturale museale ancora non si dice nulla:

  • l’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, di cui al Decreto Ministeriale del 10 maggio 2001, non ne parla;
  • il Codice dei beni culturali che definisce i professionisti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali, la legge 110/2014, tace.

Non essendoci una linea guida precisa, la figura del mediatore culturale, diversamente da altre figure saldamente affermate (direttore museale, curatore, restauratore), non conosce obblighi legislativi riguardo competenze specifiche della professione o precisi iter formativi.

Continua…

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Interagire con te e i tuoi colleghi che animano questo blog mi arricchisce culturalmente. Marco

    Mi piace

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