Oltre il minimalismo astratto…

Di Isabella La Tora

La scultura minimalista prende vita e il concettuale diviene un’idea che si concretizza nella realtà attorno a noi: è questa l’arte di Ernesto Neto, un’immersione nella nostra percezione sensoriale, dove non ci sono confini tra opera e spettatore. Di origini brasiliane, è considerato uno dei maggiori esponenti della Visual Art, ma attinge anche al Minimalismo da cui genera sculture che imitano la natura e che mettono in relazione armonica corpo e natura.

Il suo lavoro è incentrato soprattutto sulla produzione di sculture, spazi suggestivi e atmosfere primordiali che implicano la presenza dello spettatore; il quale viene avvolto da questi ambienti caratterizzati da forme organiche astratte. Utilizza soprattutto la lycra bianca per dar forma ai suoi progetti, mentre il contenuto nascosto è sempre diverso, riuscendo così ad attivare in ognuno un’esperienza soggettiva e dissimile. Il contenuto, ovvero il motore della sua arte, per essere svelato richiede l’impiego di tutti e cinque i sensi: spesso si tratta di spezie e di altri elementi naturali, oppure materiali industriali come il polistirolo o le biglie, unendo così organico e artificiale, spirituale e sociale.

Le sue sculture sono create appositamente per divenire tutt’uno con l’ambiente circostante, ed è per questo che molte delle sue opere possono considerarsi come installazioni; l’arte di Neto invade totalmente lo spazio delle gallerie, arrivando persino a costituire dei veri e proprio percorsi labirintici da attraversare, toccare, odorare…

“Per me, la mente e il corpo sono una cosa sola, sempre insieme” E. Neto

 L’intento è quello di far perdere lo spettatore in questi luoghi dove il tempo si ferma e si abbandona la routine frenetica di tutti i giorni, dove il corpo con i nostri sensi guida la nostra mente in un viaggio mistico verso un mondo antitetico. Ernesto Neto continua tutt’ora a sbalordirci con un’arte che esplora l’interazione fisica con l’esperienza sensoriale, lo spazio sociale a cui siamo abituati è totalmente stravolto e riorganizzato all’interno di un mondo naturale col quale siamo messi a confronto.

Il suo ultimo progetto è Sacred Secret, in collaborazione con la comunità indigena degli ‘Huni Kuin’.  Per saperne di più visita il sito:

http://www.artribune.com/attualita/2016/01/intervista-ernesto-neto-mostra-vienna-tba21/

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