Maria Pia Picozza Artista.

Di Nicolò Savi.

Nelle grandi città si stanno facendo sempre più vive delle realtà a molti sconosciute, esistono dei luoghi di “produzione”  in cui gli artisti si sporcano le mani dando vita alle loro opere. Uno di questi luoghi è lo spazio “MUTA”, un luogo estremamente complesso nei pressi di Portonaccio, in zona Tiburtina, ma di questo se ne è parlato in un altro articolo.

In questa realtà così complessa e piena di fermento creativo De Contemporaneo ha avuto la possibilità di conoscere e parlare con gli artisti, conoscendo meglio una realtà che prima era sconosciuta anche a noi. Tra le varie personalità dello spazio “MUTA” sicuramente interessante è quella di Maria Pia Piccozza.

Maria Pia Picozza è una ragazza laureata all’ Accademia di Belle arti e il suo campo di interesse e di applicazione è la scultura. Ragionerà molto su che cosa significa fare scultura, quali sono le sue caratteristiche specifiche e come e con quali mezzi è in grado di comunicare con il fruitore. La sua ricerca matura in una concezione totalmente nuova del fare scultoreo, scardinando tutti i Pilastri su cui si fonda la disciplina intesa in modo tradizionale.

La scultura è sempre stata legata a categorie quali la pesantezza, la matericità, la tridimensionalità l’imponenza e la capacità di essere una presenza che grava sul supporto su cui è posizionata. Spesso nella scultura classica vengono rappresentati movimenti e torsioni frutto di un grande sforzo, come se il marmo, il gesso e qualsiasi altro materiale scultoreo fosse uno strato pesante che opprime una forza vitale contenuta all’interno. Quello che Maria Pia fa con la scultura è esattamente un inversione dei concetti base del modo di fare tradizionale a favore di quella forza vitale di cui si parlava pocanzi. Alla pesantezza sostituisce la leggerezza, al movimento grave sostituisce una “danza” fluida legata al movimento, alla materia solida sostituisce il vuoto e il “disegno”, toglie il supporto lasciando però invariata la tridimensionalità.

Quello che viene fuori è quindi una sorta di segno, che ricorda molto quello della matita sulla carta, che incide lo spazio tridimensionale giocando sull’alternarsi di vuoti e pieni. Le sue opere sembrano quasi bozzetti tridimensionali spesso guidati da una casualità e una creatività non vincolata dalle categorie della mente. Un lavoro estremamente interessante che fa riflettere molto su quanto siamo abituati a vedere la realtà secondo “scatole chiuse” non accorgendoci che in realtà ogni oggetto ha in se anche il suo opposto.

I suoi lavori, nello specifico, sono delle riproduzioni di figure usando come materiale il fil di ferro, piegandolo su se stesso fino a realizzare dei “grovigli” che come se fossero dei segni nell’aria, ricordano figure che tutti conosciamo. Rappresenterà spesso animali sia di piccola che di grossa taglia, ma anche figure umane, busti  e tante altro ancora. La sua predilezione è per i volatili di piccole dimensioni, riorganizzati poi per rappresentare degli stormi con un gran numero di componenti.

Non è un caso che usi il fil di ferro come non è un caso che rappresenti spesso uccelli in volo. Entrambi vengono usati come stimoli per la mente, una contrapposizione dialettica che ci fa sorridere e ci comunica allo stesso tempo un senso di leggerezza, movimento dovuto alla figura rappresentata contrapposto ad un senso di rigidità dovuto al materiale usato.

Una delle sue più famose installazioni è FUGA: l’artista ha ricreato uno stormo di uccelli, orientati tutti nella stessa direzione, facendoli passare da una stanza all’altra e l’effetto ottenuto è una vera e propria migrazione che turba e affascina il fruitore allo stesso tempo. In poche parole un lavoro veramente ben riuscito.

Tralasciando la qualità del lavoro dell’artista vorrei soffermarmi sull’ importanza che queste opere possano assumere nel panorama artistico contemporaneo.  In un momento come questo, in cui l’arte spesso si chiude su se stessa, comunicando in modo complesso e spesso inappropriato per i “non addetti ai lavori”, le opere della Picozza ci restituiscono quel senso di semplicità e di completa comprensione che spesso è ricercato anche nella vita quotidiana. Guardando i suoi stormi, il fruitore ha subito la percezione del pensiero dell’artista, riesce subito a cogliere le varie caratteristiche dell’opera ed è subito consapevole della visione diversa e innovativa della mente creatrice. La forza di queste opere è proprio l’immediatezza e la semplicità, non da intendere come qualcosa di banale e frutto di un pensiero poco elaborato ma un qualcosa carico di un pensiero importante che tiene conto anche del rispetto del fruitore.

È più difficile esprimersi in modo chiaro e diretto che in modo difficile e ingarbugliato.

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Vedi articolo su “MUTA” : https://decontemporaneoblog.wordpress.com/2017/04/14/m-u-t-a/

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