Ventidue arcani misteri da ricercare nell’entroterra toscano

Di MARGHERITA PASCALI.

 

Percorrendo il tratto di autostrada nei pressi di Capalbio, Toscana, si può scorgere da lontano, in cima ad una collina, l’emergere di imponenti sculture colorate, che richiamano l’attenzione dei passanti, come il “Paese dei Balocchi” attrae l’ingenuo Pinocchio. Queste opere sono recinte all’interno di un giardino “magico” e sembrano essere emerse dall’entroterra della natura e partorite da una forza creatrice, che sentiva il bisogno di liberarsi, dalle sue viscere terrene, di un’energia di colori e forme. In linea con l’alone esoterico che avvolge il parco, l’arco d’entrata, costruito dall’architetto Mario Botta, si ispira al paradigma azteco, simboleggiando una delimitazione tra il mondo reale e un mondo ultraterreno. Valicato l’ingresso una scritta dipinta su pietra ci accoglie con le seguenti parole: “il mio giardino è un posto metafisico e di meditazione un luogo lontano dalla folla e dall’incalzare del tempo”. Questa è la citazione della madre creatrice del “Giardino dei Tarocchi”, che si può considerare un’opera complessiva unica nel suo genere.

Niki de Saint Phalle, famosa artista autrice della serie “Nanas”, lavora alla costruzione di questa meraviglia per 20 anni, con l’idea di far nascere un’opera emblematica che rispecchiasse il suo universo di valori e che diventasse il suo simbolo di rinascita artistica. All’interno del giardino vi sono ventidue sculture, che rappresentano ognuna i maggiori arcani delle carte dei tarocchi. In questo caso non si tratta solamente di riportare il gioco di carte, ma un insegnamento simbolico, esoterico e iniziatico che permette all’uomo di trovare la rivelazione primitiva delle divinità. Allo stesso modo, il giardino è un percorso mistico dove le tappe segnano in egual misura i punti salienti di una metamorfosi interiore, è una passeggiata filosofica che induce a seguire un percorso all’interno di se stessi.

La prima scultura ad accogliere i visitatori è “La Papessa”, il principio femminile dell’intuizione, che, con la sua bocca aperta da cui sgorga dell’acqua, fa pensare ad una sorta di vortice da cui si sta per essere risucchiati (una sorta di porta spazio temporale). Si può poi notare imponente “L’imperatrice”, che è la scultura più grande del giardino. Quest’ultima è la terza carta dei tarocchi, essa simboleggia la forza motrice e tutte le ricchezze della femminilità, quindi rappresenta la fecondità universale. Richiama l’idea di maternità, non solo grazie al grande seno poderoso, ma anche grazie al suo spazio interno, che ospita un piccolo appartamento abitabile, in cui Niki ha vissuto durante la costruzione dei lavori. Lo spazio intimo è avvolto da una miriade di frammenti di specchi, come per sollecitare lo spettatore ad un’immedesimazione di questa interiorità, tipica di un luogo privato.  Per entrare all’interno di questo imponente “corpo materno” bisogna passare attraverso le tondeggianti forme posteriori della scultura. Viene naturale a questo punto fare un richiamo ad una delle opere più celebri dell’artista “Hon”, figura di donna di dimensioni enormi che giace sul dorso con le gambe piegate, in cui, anche qui per penetrarvi, bisogna passare attraverso il sesso. “Dea della fertilità: assorbe, divora e ripartorisce i visitatori” (Niki de Saint Phalle). Il rivale dell’imperatrice è il simbolo della quarta carta dei Tarocchi “l’Imperatore”, segno di dominazione maschile, potere e successo, caratterizzato, al contrario delle forme sinuose e curvilinee della “Fertilità”, da una silhoutte fallica (un razzo che si erge contro il cielo in segno di potenza).

Questo è un Giardino pieno di segreti e di cunicoli, che deve essere esplorato in tutti i suoi nascondigli per essere compreso ed apprezzato, un giardino che ti guida ad una caccia al tesoro continua, dove in ogni angolo vi è una nuova stupefacente scoperta, che ti istiga sempre di più a continuare un percorso mistico, interiore e naturale, come se fosse tracciato sopra una mappa dei pirati. Ogni passo fatto è uno stimolo per la curiosità, che spinge a cercare e a trovare qualcosa di nuovo e di sorprendente.

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One Comment Add yours

  1. Marco ha detto:

    Ciclopi policromi, che mi ricordano nei rivestimenti di ceramica spezzata le architetture organiche di Gaudì di un altro meraviglioso giardino esoterico, parco Guell.

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