Next stop: Jean-Michel Basquiat

Di Silvia Travaglini.

Nonostante la sregolatezza, la violenza e la provocatoria esuberanza di un artista controverso come Jean-Michel Basquiat siano state storicizzate ed arginate dalla contestualizzazione all’interno del panorama artistico ufficiale e riconosciuto già da vari decenni, riportarne il contesto originario di controcultura hip-hop della New York degli anni ’80 può comunque rappresentare una sfida.

Il Chiostro del Bramante di Roma, dal 24 Marzo al 2 Luglio 2017,  espone circa 100 opere, appartenenti alla Mugrabi Collection, del discusso artista newyorchese.

La mostra, a cura di Gianni Mercurio, evidenzia la poliedricità di Jean-Michel Basquiat, raccogliendo dai più essenziali disegni a pastello, ai più stratificati ed affollati olii ed acrilici su tela o su tavola, alle serigrafie e le collaborazioni con un altro protagonista della New York degli anni ’80: Andy Warhol. L’estetica della mostra è estremamente curata, dal videomontaggio che accoglie i visitatori (e non solo) ancor prima dell’ingresso alla mostra, alla grafica dei pannelli e delle didascalie fino all’allestimento stesso delle sale, dei corridoi di collegamento e dello spazio dedicato alla parte social della mostra (che comprende foto d’epoca, installazioni neon ed un sacco da boxe dove poter creare una gif, direttamente postata sull’account Instagram dedicato alla mostra). Ne risulta un ambiente quasi scenografico che riproduce il contesto urbano e guida il visitatore attraverso la mostra, come seguendo il percorso di una stazione della metropolitana newyorchese. Esemplificativo di questa scelta è l’allestimento delle scale che collegano il primo al secondo piano della mostra, trasformati da neutro momento di passaggio a stratagemmi di coinvolgimento estremamente curati: se le citazioni di Basquiat, scritte come dei graffiti su dei muri urbani, sono di impatto immediato ed offrono una mimesi della realtà urbana più superficiale, altri disegni, di dimensioni più ridotte e nascosti in un angolo del muro o dietro una lampada neon, creano un gioco più sofisticato ed ironico, incoraggiando in maniera subliminale l’interattività del pubblico e rispecchiando più fedelmente la spontaneità della città.
Interessanti le scelte concernenti l’audioguida, inclusa nel prezzo: è disponibile anche una versione dedicata ai bambini, mentre l’audioguida dedicata al pubblico adulto consiste in un dialogo reso dinamico dalla presenza di tre interlocutori. Due voci giovanili, una maschile e una femminile, si alternano al contributo di Gianni Mercurio, curatore della mostra, dando vita ad uno studiato dialogo tra curiosità e informazioni, date dalle voci giovanili, e pareri critici e storico-artistici di più profondo spessore. La narrazione accompagna i visitatori tra le opere illustrandone i temi più evidenti, come l’ossessione per l’ineluttabilità della morte, l’orgoglio afroamericano, il primitivismo, la ricercata infantilità e l’eredità del graffitismo nell’uso segnico e di significato di lettere e parole, ma anche contestualizzando ciò che solo apparentemente potrebbe essere scambiato per mera immediatezza e violenta enfasi gestuale. Vengono infatti portati in luce gli evidenti legami con artisti come Twombly e Dubuffet, con il ready-made duchampiano e con, dall’altra parte, il mondo della strada, ma anche l’interesse di Basquiat verso la musica jazz, la boxe, la politica e la discriminazione degli afroamericani. Ad esempio, Procession (1986), realizzato su tavola, ritrae una fila di persone che seguono una figura che innalza un teschio e ricorda il rito di un funerale jazz nel sud degli Stati Uniti. Inoltre, l’uso del ready made si coniuga con l’idea di portare nella sua arte il mondo della strada, creando un dialogo inedito tra la precedente idea di objet trouvé e la mitizzazione dello scenario urbano proposto dalla cultura hip-hop.
La serie di piatti in ceramica, a cui è dedicata un’intera sala, si rivela invece una sorta di enciclopedia visuale ed ironica delle personalità che popolavano il complesso universo immaginifico e reale di Basquiat: egli raffigura in maniera sintetica e a volte quasi umoristica artisti storicizzati come Michelangelo, Picasso, Cy Twombly, ma anche artisti appartenenti alla scena del graffitismo a lui contemporanea come Fab 5 Freddy e Futura 2000.

“Jean-Michel Basquiat” al Chiostro del Bramante è un’esposizione che non lascerà deluso chi è interessato a conoscere l’inserimento di una personalità insolita all’interno del mercato dell’arte e delle gallerie ufficiali, a conoscere quindi il Basquiat storicizzato, il Basquiat accusato di essere “la mascotte di Andy Warhol”, ma potrebbe rischiare di non soddisfare del tutto chi conosce meglio ed è interessato ad approfondire il suo contesto originario d’appartenenza, raccontato solo in parte dal punto di vista estetico e forse indagato solo superficialmente dal punto di vista storico e critico: una mostra, dunque, che forse riflette la personalità controversa di un artista che è sempre stato in bilico tra due realtà opposte, tra le quali era difficile mantenere una coerenza intellettuale.

Chiostro del Bramante
Via della Pace, 5, Roma
Dal 24/03/17 al 2/07/17

Jean-Michel Basquiat, New York City (Opere dalla Mugrabi Collection)
A cura di Gianni Mercurio con la collaborazione di Mirella Panepinto
Una mostra Roma Capitale-Assessorato alla crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – DART Chiostro del Bramante, Gruppo Arthemisia.

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