LA CORAGGIOSA UMANITA’ DI UNA DONNA: FOTOGRAFARE PER TESTIMONIARE.

Fotografie che parlano da sole, immobili, prive di colori, corpi martoriati, il bianco e nero che raccontano l’essenza di terribili vicende avvenute sotto gli occhi di una popolazione, quella di Palermo, ove in pochi hanno avuto il coraggio di raccontare, e ancora meno, quello di testimoniare, con una forma artistica e tecnica, silenziosa ed efficace quale è la fotografia, racconto muto di una realtà struggente, sotto gli occhi di tutti ma sulla bocca di pochi. Le foto vogliono essere, prima che cimeli artistici, testimonianze degli accadimenti spaventosi che, per mano della mafia, hanno luogo sotto gli occhi di tutti, spesso massacrando innocenti, o coraggiosi che hanno messo a rischio la propria vita pur di andare controcorrente e denunciare la corruzione, l’omertà dilagante, utilizzando la fotografia per raccontare al mondo intero ciò che altrimenti sarebbe potuto finire nell’oblio. La mostra fotografica di Letizia Battaglia, in esposizione al MAXXI di Roma, si apre con una collocazione storico-geografica del contesto culturale in cui le fotografie esposte prendono vita grazie alla mano dell’artista; fogli di giornale raccolgono i titoli salienti dei principali avvenimenti storici dell’epoca. Palermo fa da sfondo alle vicende che qui si susseguono, luogo in cui scatta le sue toccanti fotografie rigorosamente in bianco e nero, non colori, inadatti a raccontare queste tragedie. Emerge il rapporto di profondo amore e l’attaccamento alla sua terra, tanto amata quanto odiata dalla fotografa, che ne racconta senza censure le profonde malattie radicate nei meandri delle strade, nascoste e taciute. È raccontato il dolore,il coraggio, la povertà, i segreti della strada e gli sguardi della gente. Letizia Battaglia nasce a Palermo, è una fotografa e fotoreporter, formazione che si risentirà in tutta la sua produzione artistica. Lei non ritocca le sue fotografie, le utilizza nella sua forma più pura, nude e crude, testimonianza reale degli avvenimenti, verità che prende forma. La bellezza è assente, è una forma estetica che non è assolutamente parte della ricerca artistica della fotografa in questione. A cosa servirebbe in fondo ricercare la bellezza, quando di fronte agli occhi di tutti c’è dolore, tragedia, e silenziosa rassegnazione? Ma Letizia Battaglia non è solo questo. Non è solo fotografa della mafia, ma di una realtà a trecentosessanta gradi. Racconta di vite nascoste, di bambine, di sguardi, di famiglie, di povertà; narra Palermo, tanto la Palermo splendente, quanto la Palermo degradata, mettendo in luce gli aspetti contraddittori di una realtà molto particolare. Tutto è testimoniato e fotografato da una distanza ravvicinata; la Battaglia stessa afferma che voleva guardare in faccia i protagonisti dei suoi scatti, in quanto voleva prendere tutte le conseguenze di questi, fossero state uno sputo, un cazzotto o una dolce carezza. Ognuna delle 200 foto mostrate in questa sede ha una storia dietro, ognuna a modo proprio invoca umanità e chiede giustizia, ognuna è toccante in modo diverso. Sta in questo la grandezza dell’artista e della sua opera, nel raccontare, senza usare le parole, la verità, lasciarla emergere come se fosse la più naturale delle azioni, toccando le corde dell’anima degli spettatori, con la capacità di comunicare a chiunque si trovi di fronte a queste fotografie dalle infinite potenzialità comunicative. La mostra è curata con molta attenzione ai dettagli, è ben inquadrato il periodo storico che aiuta lo spettatore a capire bene di quale argomento si tratta. Non si mostra prolissa o estremamente eterogenea, riesce a catturare l’attenzione del visitatore dall’inizio fino alla fine. Il percorso è ben definito, parte da un punto ben preciso della sala per concludersi dal lato opposto, e questa definizione chiara e concisa del percorso riesce a far si che la narrazione avvenga con tranquillità e coerenza, rendendola facilmente recepibile da tutti, risultando molto coinvolgente.

Giulia Donatelli

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Ho visto la mostra, molto bella, ritrovando purtroppo scatti visti in contemporanea con gli eventi sui quotidiani dell’epoca.

    Mi piace

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