Bill Viola: il “Rinascimento elettronico”

Palazzo Strozzi dal 10 Marzo ospita la mostra “Rinascimento elettronico” di Bill Viola.

Palazzo Strozzi ha sempre saputo dimostrare di non sbagliare mai una mostra, con il seguito di curatori e gestori che si susseguono da molti anni a questa parte tra esposizioni ed eventi d’arte, e neanche in questo caso la sua mostra non sarà fuori dagli standard di un certo livello a cui ci ha dolcemente abituato.

Intensa, introspettiva, profonda, estraniante e allo stesso tempo capace di farti sentire parte di un tutto. E’ “Rinascimento Elettronico” che ci accoglie dall’inizio come una raccolta personale della vita artistica di Viola, un viaggio di scoperta verso gli eventi, nonché i pensieri e le riflessioni che hanno costruito la sua persona, i suoi turbamenti, le sue fedeltà e speranze, il tutto racchiuso nella sua passione per la video art.

Non è necessaria la conoscenza approfondita della sua arte per poter entrare nel suo mondo, però il fatto stesso che sia video arte, quindi visione immediata di colori e suoni che attirano subito l’attenzione e l’interesse, non implica che sia qualcosa di facile comprensione o meglio, è più facile che si cada nel ruolo passivo di una persona che guarda senza vedere: “una serie di immagini che scorrono senza significato” rispetto le varie arti tradizionali.  Dunque la coscienza di sé è il vero prezzo del biglietto per entrare nel suo mondo digitale.

Entrare nella mostra “Rinascimento Elettronico” è come approdare nel proprio mondo interiore, nella propria storia, nella propria umanità.  Concedersi di farsi stupire vuol dire scoprire lo stupore della nostra persona, la nostra identità più intima, indagare il nostro passato per trovare il nostro presente e indirizzare il nostro futuro. Questo è quello che fa provare Bill Viola con la prima installazione “The Crossing” ( 1997) nel piano Nobile. L’opera consiste nella rappresentazione di una sagoma di un uomo somigliante all’artista che avanza fino ad assumere le dimensioni umane, essa si ferma immobile davanti allo spettatore finché dal suolo nascono delle fiamme che occupano sempre più la scena e divampano fino a ricoprirne la figura. Dopo aver inghiottito la sagoma, si placano lasciando qualche fiammata sul pavimento, come la fine di un dolore e il riverbero di una cicatrice che brucia ancora, poi l’immagine torna nera e il ciclo dell’uomo che avanza in profondità riprende da capo.

Nel 2002 invece Viola si interessa di far rivivere l’affresco del Cristo in pietà di Masolino da Panicale del Museo della Collegiata di Empoli attraverso contaminazioni con altre suggestioni del passato, derivate dai sarcofagi romani, dalla Pala Baglioni di Raffaello, dalla Pietà Rondanini di Michelangelo, dalla Morte di Marat di David. L’opera in questione è “Emergence” commissionata dal Getty Museum e parte della serie “The Passions”.  Ai lati di un pozzo vegliano due figure femminili una giovane ed una più anziana, entrambe afflitte in viso come chiuse in un dolore. Passano secondi che sembrano interminabili finché la giovane si gira verso il sacello da cui compare prima la testa e poi il corpo pallidissimo di un giovane che, sollevandosi, fa traboccare l’acqua.  Subito dopo il suono dell’acqua che straborda, si gira anche l’altra donna. Entrambe hanno delle espressioni incredule, e cominciano a toccare l’uomo, poi sorreggerlo e infine ad adagiarlo a terra coprendolo con un telo bianco: ancora emozionate cercano il suo contatto, una fa appoggia la sua testa sulle sue ginocchia, l’altra abbraccia il suo corpo.  A darci una chiave di lettura è il confronto con l’opera di Masolino esposta di fronte ad “Emergence”. Quest’opera non è un’imitazione o una parodia, ma come Viola stesso afferma è un prendere come modello di una concezione d’immagine che vanta un’esperienza lunga settecento anni. Quest’immagine religiosa è in grado di far scaturire un’opera in grado di comunicare una spiritualità orientale e una riflessione circolare, che unisce l’inizio e la fine di una Vita: l’acqua che sgorga è il simbolo della morte e insieme un riferimento alla fuoriuscita dei liquidi amniotici durante il parto.

A chiusura della mostra c’è “Martyrs series”, che è il lavoro più recente creato dall’artista. Questo capolavoro assoluto, che lascia senza parole, consiste in una stanza buia, con quattro pareti nere, in cui in ognuna ci sono quattro martiri, ciascuno in posizioni differenti e pronti ad un destino che è uguale per tutti, ma differente nel percorso. Non c’è descrizione che tenga l’emozione che suscitano queste opere, ma provarci sarebbe comunque un azzardo ed una violazione di una visione che può essere solamente personale.

L’opera è una riconoscenza a quegli alti valori di determinazione, forza d’animo e resistenza, che fanno la differenza nel mondo di oggi, dove ogni azione è il prodotto di un’inerzia. Il tutto si conclude con l’accettazione della morte, quindi di un buio che è speranza, poiché porta la luce, alludendo al titolo stesso: i martiri sono testimoni.

Sebbene queste siano sono tre delle ventisei opere presenti nella mostra, concludiamo dunque il viaggio in “Rinascimento elettronico” dopo aver esplorato i luoghi più intimi, fragili e remoti della nostra piena e sofferta umanità. Attraverso lo stile poetico fortemente simbolico, Viola ci fa instaurare relazioni di empatia con persone, corpi e volti, in cui l’uomo digitale (che è la forma dell’animo umano) è chiamato ad interagire con forze opposte ed energie della natura nel ciclo di vita, morte e rinascita.

Valentina Troiani

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