L’ARTE DEL TOCCARE

Come spiegare nei giorni nostri, in una comunità sempre più laica e diffidente, un concetto arcaico come la Genesi? Come entrare in contatto, in modo non banale e futile, e comunicare un parte della grande storia religiosa ai giovani? Come farne sentire l’essenza?
Un gruppo di artisti ha riflettuto su tale discorso creando un’installazione, un’opera di videoarte, all’interno dei Musei Vaticani. L’arte contemporanea, o meglio la videoarte, con l’inaugurazione della nuova “Sala Studio Azzurro”, entra per la prima volta in un contesto museale ritenuto da sempre conservatore e incentrato sull’arte classica e tradizionalmente storicizzata.
Gli spunti di riflessione sono vasti e molteplici: potremmo parlare dell’interazione tra un museo storicizzato ed un’opera a noi contemporanea, delle immense differenze che ci sono tra struttura antica e installazione moderna, di come un concetto religioso può essere testimoniato ai giorni nostri e quindi attualizzato in un momento storico-sociale sempre più laico, dell’interazione tra arte e religione… Ma si presenta innanzitutto una questione importante: cos’è “Studio Azzurro”? Cos’è un’opera di videoarte? Perché viene inserita in questo contesto?
“Studio Azzurro” è un gruppo di artisti che affronta una ricerca che si esprime con i linguaggi delle nuove tecnologie, quindi artisti dei nuovi media o media digitali, che nasce a Milano nel 1982 dalla collaborazione di Fabio Cirifino (che lavora nell’ambito della fotografia), Paolo Rosa (che si occupa di arte visiva e cinema) e Leonardo Sangiorgi (grafico). La particolarità del gruppo è proprio quella di avere come obiettivo la sensibilizzazione del pubblico, il far scaturire emozioni tramite la tecnologia. In questo modo, l’uso di questa tecnica, caratterizzata spesso da un valore comunicativo “passivo”, raggiunge invece un carattere emotivo e sensibile di forte impatto.
Tramite la parola, il vedere e il toccare, i detenuti, rappresentati all’interno dei grandi schermi che camminano, raccontano, tramite il loro mondo confinato, la personale esperienza del significato della Genesi. Sono il tocco del pubblico, l’interazione tra opera e spettatore, quindi la sua necessaria partecipazione, che rendono lo spettatore la chiave interpretativa dell’intero significato dell’opera, quella che vuole appunto abbracciare l’umanità. Il concetto di Genesi di questi artisti viene così espresso tramite i racconti dei detenuti, i segni dei sordomuti e il contributo non solo visivo ma anche tattile del pubblico.
L’uso della videoarte, in questo caso, è originale per il contesto in cui viene inserito: una realtà complessa e carica di storia e tradizione come quella dei Musei Vaticani riflette su come un ambiente possa incidere sulla visione in base all’allestimento, che muta e assume svariate forme.
L’installazione prende forma in un ambiente fortemente caratterizzato dalla sua matrice religiosa, mutando l’eccellente barocchismo in uno scuro ambiente “nudo”, spogliato dal lusso sfrenato della struttura che si presta a celebrare un concetto sacro in una forma semplice.
Il rapporto tra l’arte e l’ambiente con cui si relaziona è una questione nota e diffusa. Esso viene percepito molto spesso come un limite, ma è proprio lo straordinario modo di superare questo limite che dà vita a un perfetto equilibrio tra quest’installazione e l’ambiente che la ospita. Grazie all’arte contemporanea il pubblico finalmente interagisce con l’opera, e quindi non vi entra in relazione solo osservandola, ma ne sente la struttura, la materialità, la sua funzione in relazione allo spazio. Non si tratta di un’evoluzione solamente dell’opera d’arte in sé, ma anche e soprattutto di una maturazione dello spettatore, il quale ora è chiamato a svolgere un compito forse ancora più arduo della creazione: è chiamato a decidere se rendere attiva e quindi “reale” l’opera o lasciarla nella sua ombra. Lo spettatore grazie a questa evoluzione diviene esso stesso inventore, capace di rendere viva e vulnerabile l’opera.

Enza Parrillo

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