Il linguaggio moderno dell’Architettura

Pochi libri mi hanno indicato orizzonti inesplorati e mi sono rimasti dentro come uno, piccolo solo nelle dimensioni, che ho letto nel 1973, pochi mesi dopo la sua pubblicazione: Bruno Zevi, Il linguaggio moderno dell’Architettura, Einaudi, 1973; oggi purtroppo mi risulta fuori catalogo, motivo per offrirne una breve sintesi.

Lo scopo di Zevi è la formulazione di un linguaggio dell’Architettura: che egli intende “anticlassico”, conseguentemente, da elaborare per “differenza” rispetto al “classico”.

Il linguaggio classico dell’Architettura (o presunto tale), è fondato per deduzione rispetto ad una serie di principi “immortali”, si pensi a Vitruvio:

  • Simmetria, ordinata distribuzione delle parti di un edificio, di una struttura, di un’opera d’arte, tale che si possa individuare un elemento geometrico (un punto, una linea, una superficie) in modo che a ogni punto dell’oggetto posto da una parte di esso corrisponda, a uguale distanza, un punto dall’altra parte.
  • Armonia, proporzionata corrispondenza tra le parti principali e le secondarie, e tra i singoli membri architettonici e l’intero.
  • Proporzione, corrispondenza di misura fra due o più cose che siano fra loro legate funzionalmente o comunque in stretta relazione.
  • Euritmia, disposizione armonica e proporzionale delle varie parti di un edificio, di una struttura, di un’opera d’arte.

Il linguaggio moderno dell’Architettura, non può che essere invece induttivo, fondato pertanto su un sistema di “regole” in grado di definire perfettamente ciò che si intende per “moderno”.

Dal patrimonio dell’architettura Moderna, nei primi decenni del XX secolo, Zevi estrapola una serie di “invarianti”, tipiche di un “codice” moderno. In particolare quello del “Movimento Moderno” collocato tra le due guerre mondiali, teso al rinnovamento:

  • dei caratteri,
  • della progettazione,
  • dei principi dell’architettura,
  • dell’urbanistica e del design,

 

Movimento di cui sono stati protagonisti quegli architetti che improntarono i loro progetti a criteri di funzionalità ed a nuovi concetti estetici: Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto, Giovanni Michelucci.

Il libro di Zevi, mi piace anche per la prosa ardente entusiasta, talvolta dura, mai banale, mai priva di interesse.

Lettura che può risultare difficile a coloro del tutto digiuni di architettura, che consiglio ugualmente perché, a mio parere, Zevi non scrive solo per architetti ma per tutti.

Con un piccolo sforzo, armati di google, soprattutto per ricercare immagini che si correlino agli esempi fatti da Zevi, risulta lettura gradevole ed educativa.

Un testo in grado di insegnare molto e, soprattutto, indicare una possibile via per il rinnovamento e l’arricchimento dell’architettura per la vita umana.

Gli invarianti dell’architettura Moderna identificati da Zevi, da contrapporre a quelli più noti del codice classico, organizzano il libro:

  • Elenco delle funzioni
  • Asimmetria e dissonanze
  • Tridimensionalità antiprospettica
  • Coinvolgimento strutturale
  • Temporalità dello spazio
  • Reintegrazione edificio, città, territorio

 

 

Elenco delle funzioni

Con questo nome criptico Zevi indica la necessità, propria non solo dell’Architettura, ma di qualsiasi altra attività umana, di “azzerare” la semantica dei segni e delle forme operando un’operazione di “risemantizzazione”.

Si tratta di un procedimento basilare, che porta alla riformulazione del rapporto tra forma e funzione, per il quale:

  • un “segno” si svuota del suo significato originario e delle connotazioni che si sono aggiunte successivamente,
  • vera e propria “liberazione”, per potersi nuovamente caricare di nuovi e più ricchi significati.

In questo modo ad esempio, una finestra:

  • non è più solo l’apertura rettangolare, costruita secondo le regole classiche;
  • può assumere qualsiasi forma, circolare, poligonale o altro, e qualsiasi “proporzione”.

Siamo all’ABC dell’architettura.

 

Asimmetria e dissonanze

L’asimmetria è il fondamento del codice moderno, in opposizione al fatto che la simmetria è quello del codice classico.

La simmetria, a ben vedere, è il procedimento più semplice e banale che si possa raggiungere:

  • forse non tutti gli edifici simmetrici sono banali, alcuni, se ben proporzionati, sono elegantissimi ed estremamente raffinati;
  • tutti quelli banali sono simmetrici.

La divisione in due di un edificio, in base ad un asse, generalmente verticale:

  • lo rende assolutamente semplice da comprendere:
  • esso immobilizza il movimento, non ha più altro da dire.

L’esempio di Zevi a riguardo è calzante, immaginate di dover appendere un quadro ad una parete:

  • se si appende in mezzo alla parete, dividerete in due lo spazio e lo impoverirete;
  • se si mette a due terzi, in altezza e larghezza, sarà estremamente più interessante.

Non sono per principio contro la simmetria, che ha un certo significato a livello strutturale, tuttavia è vero che gli edifici asimmetrici sono generalmente più “interessanti”, più ricchi, più espressivi.

 

Tridimensionalità antiprospettica

Anche oggi si è ancora ossessionati dalla “facciata” di un edificio, dal suo “prospetto”:

  • cui si concede una importanza esagerata,
  • studiato sempre in una bloccata simmetria centrale.

Zevi sottolinea invece come gran parte dei capolavori di architettura moderna siano invece restii a ridursi alla prospettiva centrale della propria facciata,

  • per liberarsi gioiosamente
  • su molteplici prospettive angolari, ricche ed espressive.

Per esempio l’angolo acuto di un edificio di una piazza è spesso la sua parte migliore …

 

Scomposizione quadridimensionale

Dietro il non immediatamente comprensibile titolo “Scomposizione quadridimensionale”, mai apertamente teorizzato prima del Movimento Moderno, si cela una delle più affascinanti operazioni artistiche del XX secolo.

Operazione incredibilmente incentrata su una scatola. Scatola? Cosa sono case e architetture, se non tante, brutte, scatole, poste una accanto all’altra?

Nell’Architettura moderna la “scatola”, intesa come spazio unitario, è frantumata nei suoi piani compositivi, il risultato è sconcertante:

  • quello che era uno spazio semplice, chiuso, introverso, “anale” in senso freudiano,
  • diviene estroverso, ricco, molteplice.

Una stanza:

  • non è più un prisma rettangolare,
  • ma un insieme di piani tra loro ortogonali.

Quello che sembra un’operazione semplice e banale non viene tuttavia quasi mai attuata, risultando lungamente disattesa.

Quante volte infatti vi sono dei “piani” al posto delle “scatole”?

 

Coinvolgimento strutturale

Un aspetto più strutturale, riguarda la possibilità di costruire in maniera ardita, al limite delle possibilità fornite dalla moderna scienza delle costruzioni:

  • aggetti,
  • gusci,
  • membrane leggerissime.

Realizzati in materiali nuovi, per questo con capacità strutturali che le antiche tecnologie classiche non potevano conoscere, inevitabilmente la redazione del linguaggio classico è figlia della tecnologia dei materiali dell’epoca.

 

Temporalità dello spazio

La Temporalità dello spazio:

  • ovvero la possibilità di esplorare, finalmente, un edificio in senso temporale, muovendosi,
  • è regola dal sapore quasi etico

Un edificio:

  • classico, è diversamente noto a partire da un solo punto di osservazione;
  • moderno, richiede di essere attraversato, dal dentro al fuori e dal fuori al dentro, sorvolato;

Un edificio può essere compreso solo dinamicamente, così da arrivare ad una sua percezione olistica.

 

Reintegrazione edificio, città, territorio

La Reintegrazione città-territorio, il settimo ed ultimo invariante, anche se Zevi avverte che altri sono possibili, è una sibillina etichetta con cui Zevi intende:

  • il recupero di tutto quanto finora esaminato all’interno di un territorio;
  • non già la mera esposizione di principi “artistici”, isolabili in sé.

Visione che, più che l’architettura, riguarda l’urbanistica.

A tal riguardo Zevi conia un a mio avviso infelice neologismo,: “Urbatettura”, per intendere:

  • una disciplina urbana “moderna”,
  • in grado di continuare l’opera dell’architettura moderna stessa.

 

Marco Gentili

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Grazie della pubblicazione

    Liked by 1 persona

    1. De contemporaneo ha detto:

      Grazie a te dell’articolo

      Mi piace

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