Arte = Vita. ‘ La morte della forma ‘

Spesso ci chiediamo come mai nell’arte contemporanea non troviamo più il quadro o la statuaria che ha caratterizzato il periodo artistico classico. Per capire fino in fondo il motivo di questa mancanza basta andare a vedere l’andamento storico e il suo riverbero nell’ambito artistico.

Nel periodo classico, la società era ancora legata all’idea del bello e della forma, vigeva un modello di vita in cui la religiosità era ancora forte e imponente, in cui tutto veniva collegato a valori alti e profondi come la forza, il coraggio, la saggezza. Ecco allora spiegate le maestosità fiorentine e venete, le imponenti statue rinascimentali di Michelangelo, le opere tecnicamente perfette del Tintoretto e così via.

Con il passare del tempo però la società va cambiando, si iniziano a formare i governi, si ampliano le mire espansionistiche ed ecco che arriviamo alle guerre. Non due guerre qualsiasi, ma le due guerre che hanno coinvolto tutto il mondo, caratterizzate da alleanze tradite e distruzioni di massa, combattute prima nelle trincee e poi per via aerea con sgancio di bombe e missili. Un panorama disastroso che non è più portavoce di valori come la forza, la saggezza e la bellezza, ma che incarna ideali di distruzione, di annientamento e di annichilimento della vita.

In tutto questo panorama, come potevano gli artisti tornare alla Forma e all’ idea del Bello? Dove potevano trovare la bellezza, se guardandosi intorno vedevano solo morte e distruzione? Come potevano guardare al passato, lo stesso passato che ha portato alle guerre?

Non potevano, per via della distruzione di intere città e popolazioni si è distrutto anche  il passato; la forma, la tecnica e gli artisti ormai dovevano farsi portavoce di un unico ideale, dell’ unica cosa che non poteva morire per il bene comune, dell’ unica forma viva in un panorama di morte: La Vita

Ed ecco l’uomo contemporaneo delle Neo-Avanguardie, che aveva trovato qualcosa da cui ripartire, un piccolo fiore in mezzo alle macerie. Ma come poteva fare a rappresentare la vita nell’arte?

La risposta la trovarono subito, bisognava cambiare la concezione che l’umanità aveva dell’arte. L’arte non è più per i pochi eletti, non è più quella con la A maiuscola, l’arte doveva essere di tutti, lo strumento con cui ogni individuo poteva rialzarsi, lo strumento con il quale rendere vivo e accogliente quel panorama di morte e distruzione, l’unico modo  per ricominciare a vivere. In poche parole, l’arte sconfina nella vita.

Ed è per questo che non ci spaventiamo se non troviamo più il quadro o la statua, ma cerchiamo di cogliere la bellezza dei nuovi linguaggi artistici e soprattutto non andiamo alla ricerca di opere d’arte colossali e imponenti, adatte ad una cerchia ristretta di persone. Accettiamo il fatto che ormai l’arte è vita e la vita è arte, solo cosi possiamo veramente emozionarci e rimanere affascinati di fronte al panorama artistico che va dal 900 fino ai giorni nostri.

Ma quali sono i nuovi linguaggi artistici?  Sicuramente l’arte legata al corpo ( body art ), quella dei video e delle situazioni sociali ( leaving theatre e situazionismo), l’arte del suono e della musica ( John Cage), l’arte performativa in generale e tutte quelle forme che qui non ho citato, ma che per molto tempo non hanno fatto parte del panorama artistico.

In questo panorama, bisogna però fare attenzione ad alcuni “artisti” , che mi piace definire artistoidi, il quale stanno cavalcando l’onda del capitalismo guardando l’arte come un pozzo di denaro. Diffidate da chi spaccia per arte un idea stupida e infima, i parassiti ci sono ovunque e sono arrivati pure in questo ambito, rimaniamo critici di fronte alle opere e distinguiamo ciò che è business e ciò che è arte, o meglio vita.

Nicolò Savi

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