Benedetta Ricci, una giovane creativa.

Benedetta Ricci è una ragazza di vent’ anni che frequenta l’ Accademia Di Belle Arti Di Roma. La sua poetica non è ancora delineata e del tutto consapevole, tuttavia i sui lavori sono molto interessanti e frutto di un impulso forse sviluppatosi a livello inconscio.

È la creatrice della nostra immagine del blog.

Conosco personalmente questa giovane creativa e standoci a contatto da parecchio tempo, ho seguito l’evoluzione del suo pensiero e del suo “linguaggio”.

La storia di Benedetta è breve ma fondamentale per capire al meglio la natura dei suoi disegni. È stata sempre una grande appassionata di Mandala e di disegni a china. Odiava i fogli bianchi, senza caratterizzazione, e sin da subito iniziò a disegnare per conto proprio. Un po’ per noia, un po’ per divertimento, era sempre lì a riempire angoli di quaderni, fogli di diari, porzioni di tavolo con le più svariate e bizzarre forme, spesso frutto della sua immaginazione.

Naturalmente non stiamo parlando di bozzetti figurativi, parliamo piuttosto di un impulso creativo, una spinta emotiva che la porta a realizzare una sorta di traccia personale sulla carta.

La sua passione per i mandala continuò a maturare fino a quando quest’ anno ha deciso di intraprendere gli studi accademici, probabilmente anche per mettersi in gioco ed evolversi a livello artistico.

Oggi possiamo dire che non esisterebbe una Benedetta che, con una matita in mano, non iniziasse a “scarabocchiare” un po’ dappertutto.

In realtà non possiamo parlare di scarabocchi in senso stretto. Quello che Benedetta fa sulla carta è texturizzare una superficie attraverso le più svariate e le più creative forme e con una pazienza ed una meticolosità quasi maniacali. Impossibile trovare un senso narrativo e figurativo nei suoi disegni, ciò che colpisce è la cura e l’attenzione che mette nel tratto.

Ciò che vediamo quindi è apparentemente senza significato, ma spesso viene completato da chi lo sta guardando. Queste figure, a volte morbide e sinuose, altre volte simmetriche e schematiche, evocano forme ed immagini che probabilmente non erano nella testa di chi le ha realizzate, ma che effettivamente stanno sulla carta, come delle inconsapevoli evocazioni.

Ribadisco, comunque, che parliamo di una giovane ragazza la cui poetica è ancora in via di sviluppo; ciò che è interessante dei suoi lavori è l’influenza del suo stato d’animo quando disegna. La linea non traccia solo un segno, ma comunica sensazioni, e queste sensazioni si vedono e si capiscono in modo chiaro. L’emotività di chi traccia la linea può essere tranquilla e felice, turbata, arrabbiata o delusa. La linea allora diventerà morbida e sottile, oppure rigida e carica di grafite, o ancora spezzata, ondulata, frenetica o leggera.

Anche se nei suoi disegni prevale la dicromia bianco/nero, che potrebbe essere una proiezione, sul foglio, del suo modo di essere, ultimamente si sta aprendo verso i colori e gli effetti che scaturiscono dal loro accostamento.

Non credo di poter definire i prodotti di Benedetta dei veri e propri Mandala.  Questi ultimi, infatti, sono una rappresentazione simbolica e spirituale legata al Buddhismo ed all’ Induismo,  mentre i suoi disegni sono frutto di una spinta emozionale di uno stato d’animo che muove quasi da solo la matita sul foglio, ed hanno una personalizzazione legata soprattutto all’ interiorità individuale dell’artista.

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