THE JAPANESE HOUSE: ARCHITETTURA E VITA DAL 1945 AD OGGI.

Al museo MAXXI di Roma, nella suggestiva struttura ideata dall’israeliana Zaha Hadid, dall’11 novembre al 26 febbraio è ospitata l’esposizione organizzata con la collaborazione di Japan Foundation, a cura di Pippo Ciorra .

La casa, protagonista della mostra, è il luogo che per eccellenza racconta la vita e la società giapponese, da cui più di tutte emerge una caratteristica in particolare, apparentemente contraddittoria ma in realtà profondamente armonica: la capacità di far convivere la tradizione, fortemente radicata nella cultura giapponese, con il bisogno di guardare al futuro. La tradizione incontra la modernità, e questa particolare convivenza è uno dei primi temi illustrati all’interno della mostra, riscontrabile soprattutto in opere come le prime case in legno di Kenzo Tange, o la Sky House di Kikutake . Attraverso i progetti di architetti come Toyo Ito, Kazuyo Sejima e Shigeru Ban, viene raccontato un modo di pensare la vita, innovativo ma tradizionale, geniale ma al contempo semplice.

Muovendosi tra le foto d’epoca, i modellini, le interviste, i video, gli oggetti disposti nelle varie sale, sembra di essere sospesi in un luogo dove la vita scorre diversamente, un luogo in cui sono labili i confini tra gli spazi. Il panorama e lo spazio esterno entrano a far parte della casa e contemporaneamente la casa si apre al mondo esterno, rendendo le due parti indivisibili, comunicanti. La comunicazione tra gli spazi è, infatti, il secondo tema trattato all’interno della mostra: quella continuità che troviamo tra l’esterno e l’interno della casa, tra materiali antichi e materiali tecnologicamente avanzati, tra naturale ed artificiale.

I modellini sono forse i soggetti più interessanti da guardare. Curati nei minimi dettagli, contengono fino al più piccolo oggetto di uso quotidiano presente solitamente nelle case: abiti, impianti stereo, frullatori, cuffie per la musica, libri, spazzole per capelli, ferri  da stiro.

Fermandosi e rivolgendo lo sguardo a questi minuscoli dettagli sembra davvero di poterci vivere dentro; colui che guarda si immerge completamente in essi, è difficile osservarli senza immaginare di usufruire delle stanze e degli oggetti messi a disposizione, è impossibile non iniziare a desiderare una casa giapponese!

La mostra è una sorta di viaggio che prosegue gradualmente, passando attraverso le diverse epoche, partendo dal 1945 fino ad arrivare ad oggi. Emblematica appare la scelta della data da cui è voluta partire l’esposizione: nel 1945, infatti, alla fine della seconda guerra mondiale, quando in Giappone tutto era distrutto, si è ovviamente sentita la necessità di ricostruire, per arrivare infine ai nostri giorni, in un viaggio che ancora deve evolvere e proseguire, in un continuo rincorrere il futuro, senza però mai dimenticare il passato, le origini e la tradizione.

Muovendosi tra le sale si ha davvero la sensazione di poter afferrare l’essenza di uno stile di vita lontanissimo dal nostro, che ha sempre esercitato un forte fascino nella cultura occidentale.

Vi invito a compiere questo viaggio: non capita sempre di avere l’opportunità di potersi immergere in una cultura così interessante senza aver bisogno di volare oltreoceano.

Articolo di Giulia Donatelli

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FONTI

http://www.artemagazine.it/mostre/item/2785-maxxi-the-japanese-house-la-casa-racconta-la-societa-giapponese

http://www.fondazionemaxxi.it/events/the-japanese-house/

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Ho visto questa mostra, l’ho trovata interessante anche a prescindere dal senso claustrofobico che le case esposte evidenziano. Mi rimane però un interrogativo che gli assistenti alla mostra che c’erano non hanno saputo dissolvere: considerato l’uso di vetro e lamiere metalliche per pareti e tetti, come vengono affrontati i problemi di coibentazione, ovvero effetto serra per le pareti in vetro, e dispersione di calore per i tetti metallici. Non è che oltre che claustrofobie queste casette si trasformano anche in antieconomiche richiedendo grandi sforzi energetici per essere vissute. Qualcuno ne sa qualcosa di più?

    Mi piace

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