CHI HA PAURA DEL NUDO “CATTIVO”? . Il nudo nella storia dell’arte contemporanea.

La figura dell’uomo è sempre stata una delle figure centrali nel corso dell’arte e dei suoi movimenti artistici. Ma c’è un momento in cui la figura umana, intesa come corpo, inizia a cambiare: spesso e volentieri il nudo, come soggetto artistico, è stato demonizzato, censurato, visto come qualcosa di malevolo e provocatore, specialmente il nudo femminile.

Intorno al 1862/1863 il pittore francese Édouard Manet realizza un’opera che non può non suscitare scalpore tra il pubblico: stiamo parlando dell’ormai celebre dipinto “Le déjeuner sur l’herbe”. Il quadro venne respinto dal Salone Ufficiale; il pubblico, indignato e bigotto, si scandalizzò per tale raffigurazione. Anche nella pittura rinascimentale e barocca compaiono dei soggetti nudi, ma solitamente all’interno di scene mitologico/storiche, cosa che rendeva la visione più tollerabile. Manet invece va oltre, poichè rappresenta la nudità di una donna del suo tempo, che campeggia al centro della scena con atteggiamento disinvolto, mentre due uomini discorrono tranquillamente tra loro.

Nel 1866, pochi anni dopo, il pittore realista Gustave Courbet realizza uno dei dipinti più discussi di sempre “L’origine du monde”, descrizione quasi anatomica di un organo genitale femminile. Il quadro non necessita grandi spiegazioni, ma si spiega da solo. In una società bigotta e maschilista, come lo era quella del 1866 (ma non saprei dire se da allora la situazione sia molto migliorata, dato che a distanza di un secolo e mezzo questo dipinto continua a destare scalpore, nonostante il web e la televisione continuamente ci propongono immagini di nudo meramente pornografiche, senza suscitare la minima reazione) attribuire ad una donna l’immagine di creatrice del mondo, paragonandola in qualche modo a Dio, ed esporre agli sguardi di tutti l’oscenità del suo organo riproduttivo, era assolutamente inconcepibile.

Ma ora facciamo un salto in avanti di un secolo: esattamente cento anni dopo la realizzazione del quadro “Le déjeuner sur l’herbe”, uno degli artisti più noti di tutto il Novecento, Marcel Duchamp, gioca al Pasadena Art Museum, una partita a scacchi con una modella completamente nuda, Eve Babitz. La foto, scattata da Julian Wasser, è diventata una vera e propria icona nella storia dell’arte contemporanea. Possiamo ben comprendere la differenza tra l’osservare un dipinto che ritrae una donna nuda, ed osservarne una in carne ed ossa giocare disinvolta a scacchi con un elegante signore in giacca e cravatta, per giunta all’interno di un museo. Trovo che sia un passaggio molto significativo all’interno della storia dell’arte contemporanea.

Continuando a guardare avanti nel tempo, la concezione del corpo, e soprattutto del nudo, continua a cambiare ed evolvere. Con l’avvento della Body Art e della performance, si inizia a fare arte con il corpo, che diventa mezzo espressivo vero e proprio, capace di coinvolgere fortemente il pubblico, suscitando forti emozioni.

Una delle maggiori esponenti della Body Art è Marina Abramovic che, assieme al suo compagno Ulay, creano la performance “Imponderabilia”: si dispongono totalmente privi di qualsiasi indumento all’ingresso

della Galleria Comunale D’Arte Moderna di Bologna. I visitatori che vogliono entrare all’interno sono costretti a passare tra i loro corpi nudi. Possiamo ben immaginare la vasta gamma di sensazioni che una performance del genere può suscitare tra i fruitori che entrano nel museo. Essi devono decidere come affrontare questa situazione, quindi se entrare o meno, se si, in che modo, facendo finta di nulla, mostrando imbarazzo, ridendo, restando impassibili, etc. Questa performance vuole essere un forte esperimento sociale, per testare le reazioni delle persone che vi si sottopongono.

Concludiamo con l’analisi di una performance molto recente, coordinata dal fotografo statunitense Spencer Tunick, conosciuto per le sue fotografie che ritraggono persone nude, principalmente in contesti urbani. Nel 2001 il fotografo ha radunato circa duecento persone, volontari, per farli posare completamente nudi a Piazza Navona, Roma. La sua opera è ovviamente a sostegno della libertà di espressione. Dalle figure ammucchiate nella foto emerge l’omogeneità umana, che avvicina ad una visione democratica del nudo. Ripercorrendo in breve la storia del nudo nell’arte contemporanea emerge quanto le cose siano cambiate a distanza di quasi due secoli, e quanto il corpo umano sia uno strumento sempre più utilizzato dagli artisti, performativi e non.

Il corpo umano è una fonte infinita di espressività, un forte mezzo per esprimere se stessi, forse il principale mezzo che tutti abbiamo a disposizione per esprimerci.

Giulia Donatelli

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    L’origine du monde è un’opera intrisa di uno stupefacente sublime erotico, così universalmente riconosciuto da poter esporre al Musée d’Orsay.
    Quanti film porno offrono similari inquadrature e anatomici dettagli?
    Perché il quadro di Colbert non può essere considerato una triviale non-opera pornografica?
    Che detto in termini stucchevolmente intellettuali, significa chiedersi se il quadro è la negazione stessa del tradizionale statuto ontologico di opera d’arte incentrato sulla bellezza?
    In pochi altri casi lo scontro tra etica sociale e morale individuale è stato più lancinante, almeno in materia di fruizione.
    Il collezionista turco mostrò ritegno nell’esibire l’Origine du Monde, ponendo il dipinto nella stanza da bagno, occultato ad occhi indiscreti da una tendina scorrevole.
    Dopo circa un secolo l’ultimo proprietario, prima che l’opera fosse donata al museo, lo psicanalista Jacques Lacan, fece molto di peggio.
    Lacan, che con i suoi scritti si è battuto per la rimozione di ogni tipo di divieto e di repressione di carattere ideologico-istituzionale esercitato dal sistema di potere di volta in volta in auge nei confronti dei singoli e dei gruppi più emarginati, escogitò un sistema più sofisticato e meno naïf di quello del turco: fece dipingere da André Masson una versione allusiva del quadro perfettamente sovrapponibile all’originale, applicata con le modalità del doppio fondo sulla tela originale.
    Tutto ciò in perfetta coerenza con la supremazia da lui accordata al simbolico rispetto al reale.
    La presa di distanza astratto-informale proposta da Masson, con l’evidenziazione delle linee di contorno del nudo di Courbet, depotenzia, con una sorta di resa negativa dell’opera originale, la carica erotica impressa a quelle gambe divaricate, a quelle invitanti grandi labbra dischiuse nella selva pilifera, a quei capezzoli inturgiditi dalla urgenza vitale del desiderio.
    Può essere che per il Turco e Lacan il quadro fosse semplicemente piacevole pornografia da nascondere, come sempre si fa con la pornografia?
    Sono convinto che la pornografia non esista e che esistano solo belli e brutti quadri
    Trovo Courbet un rivoluzionario realista erotico, proteso a rinnovare l’arte del suo tempo con una poetica alimentata dal realismo che risveglia le forze proprie dell’uomo contro l’ideale convenzionale.
    Con Coubert il plurisecolare corpo femminile fino ad allora dipinto e scolpito nelle levigate membra più o meno denudate di tante Veneri idealizzate con escamotages segnici e simbolici proprio nel “punto critico” della femminilità, sarà con “L’Origine du Monde”, ricondotto all’interno di un più ampio e coinvolgente discorso sulla natura.
    Un vero e proprio “paesaggio del corpo” che con le aperture e rigonfiamenti di un sesso e di una sessualità femminile rappresentati nella più libertaria, energica plasticità del loro turgore, non mostra alcuna differenza sostanziale col “paesaggio della natura” dove acque sgorgano dalla fessura di rocce attorniate da una folta vegetazione.
    Scusate se mi sono dilungato ma su Courbet e la sua provocazione discuto da molti anni con bigotti e menti anguste.

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  2. Marco ha detto:

    Mi viene poi in mente che il nudo, come siamo fatti, non può essere cattivo se non per una società sessuofobica. Tali società sono state costruite principalmente dalla religioni (tutte o quasi).

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    1. De contemporaneo ha detto:

      Il realismo, di cui Courbet è uno dei maggiori rappresentanti, è un movimento che, volendo mostrare agli occhi di chi guarda la realtà delle cose, attraverso lo strumento dell’arte, arriva si, a negare appunto lo statuto ontologico dell’opera d’arte, e quindi nega, in qualche modo, la concezione stessa di arte del tempo, non più bella, non più delicata, ma reale, un mezzo di espressione che esprime esattamente ciò che si vuole dire. Infatti, da dove deriva il mondo, la vita, se non da quell’organo genitale precisamente descritto nella sua anatomia?Gli esempi riportati, del turco e di Lacan, sono esempi emblematici di quanto sia semplice e al contempo errato confondere la pornografia con il realismo veritiero di questo quadro; censurare per non voler vedere, nascondere ad occhi indiscreti con una tendina, equivale a scandalizzarsi per ciò che il dipinto vuole incarnare, ovvero la realtà.
      Ed è esattamente cosi, questo può avvenire solamente in una società stolidamente claustrofobica, fondata su concezioni religiose.

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