LAND ART

La Land art è una corrente artistica nata intorno al 1967 negli Stati Uniti collocabile all’interno delle Neo-Avanguardie, insieme di movimenti e tendenze artistiche che caratterizzarono gli anni 60 e 70 del ‘900.

In questo periodo di grande sperimentazione, oltre ad essere messo in discussione in primo luogo il ruolo e la valenza dell’artista, furono messi in discussione i suoi strumenti: entrano in gioco materiali extra-artistici di uso quotidiano o di manifattura industriale.

La particolarità della Land Art sta nell’uso di materiali definiti appunto extra-artistici ma soprattutto nella sua impossibilità di essere esposta in gallerie. Tale impossibilità venne risolta esponendo video e fotografie, non a caso il termine “Land Art” fu coniato nel 1969 da Gerry Schum, gallerista tedesco che riprese i lavori di diversi land artisti per poi esporre il video nella sua galleria.

Complice alla formazione di questo movimento fu la sensibilizzazione in quegli anni rispetto al problema ambientale (nel 1971 nasce Greenpeace), infatti gli artisti iniziano a lavorare “in situ”, cioè sul luogo utilizzando unicamente materiale di quel posto specifico.

Per esempio nel 1970 Robert Smithson porta a compimento la sua “Spiral Jetty”. Si tratta di una striscia di terra che da una a sponda si sviluppa a forma di spirale all’interno del Great Salt Lake nello Utah. L’opera è stata realizzata con materiali provenienti dal territorio circostante (pietre, sabbia,terra,cristalli di sale),è tuttora esistente, scompare e riappare a seconda del livello dell’acqua ma soprattutto è strettamente connessa al luogo in cui è stata realizzata: ha contribuito infatti alla formazione di microorganismi e di habitat diversi che ciclicamente conferiscono all’acqua all’interno della spirale un colore rossastro.

Un altro esempio che si può portare è “Double Negative” di Michael Heizer, opera realizzata nel 1969 nel deserto del Nevada, si tratta di due solchi rettangolari profondi 15 m perfettamente simmetrici o ancora i vari “impacchettamenti” di Christo.

Il lavoro di Christo è però diverso, insieme alla moglie Jeanne-Claude sul finire degli anni 60 inizia a coprire di cellophane colorato i maggiori monumenti delle città del mondo e paesaggi.

Nel 1968 al “Festival dei due mondi” di Spoleto impacchetta la fontana principale, oppure tra il 1972 e il 1976 realizza la “running fence”, cioè una barriera di teli di nylon bianco lunga 40 km da est a ovest attraverso la campagna californiana; tra il 1980 e il 1983 circonda le Surrounded Island (Miami) con teli di polipropilene fucsia, ma nel 1995 realizza una delle sue opere più significative: ‘impacchetta’ il palazzo del Reichstag a Berlino.

Ciò che interessa maggiormente Christo e sua moglie non è l’opera finita ma la sua realizzazione, infatti per completare un impacchettamento ci vogliono anche anni ma il tempo che un edificio rimane imballato è limitato a pochi giorni o al massimo poche settimane. Il valore dell’opera sta nei rapporti umani che si creano durante la sua realizzazione, a volte anche contrasti visto la portata abbastanza invasiva dei lavori, ad esempio la costruzione di “Running Fence” incontrò i dissensi sia delle persone che abitavano in quella zona sia anche delle autorità tanto che fu necessario chiedere permessi a livello burocratico.

Un’opera che esprime a pieno la poetica della Land Art, a mio parere, è “Lightning field” di Walter De Maria realizzato fra il 1973 e il 1979. Nel deserto arido del Nuovo Messico, De Maria conficca nel terreno quattrocento pali metallici, questi fungono da parafulmini “catturandoli” durante i temporali e dando vita a spettacolari effetti di luce. L’opera funziona solo in determinate condizioni atmosferiche, per dirla in breve quando vuole la Natura che offesa e maltrattata si rivela, all’improvviso, violenta, meravigliosa e sorprendente nello stesso istante.

Gli intenti della Land Art dunque non sono puramente estetici ma sono anche etici. Le opere di questa corrente artistica mirano a ricostituire un rapporto tra uomo e territorio, a rinnovare un sentimento di appartenenza fondamentale per la salvaguardia del pianeta e dei suoi beni che siano essi naturali, culturali, storici o architettonici.

Gaia Mancini

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Rispetto al tema ecologico, giustamente evidenziato come portante per la Land Art, ci sono opere che se ne distaccano come ad esempio il Cretto di Alberto Burri che cementificando la pianta del paese di Gibellina in Sicilia, distrutto da un terremoto nel 1968, ne vuole commemorare (cementare?) la memoria.

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    1. De contemporaneo ha detto:

      Si certamente il Grande Cretto di Burri non si può definire come un’opera a carattere ecologico ma a mio parere rispecchia quel carattere della land art di far crescere un sentimento di appartenenza al territorio, nel caso di Gibellina un territorio distrutto quindi come giustamente scrivi di conservarne la memoria. “Ecologica” non è l’aggettivo adatto per quest’opera ma in un certo senso lo è, non per la natura ma per le donne e gli uomini che abitavano e abitano in quei territori , mi spiego meglio: le macerie di Gibellina sarebbero potute rimanere li e il paese sarebbe diventato una ‘città fantasma’, le sue macerie invece sono diventate un’opera d’arte dunque sostenibili per la memoria dei suoi abitanti.

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  2. Marco ha detto:

    Mi chiedo se l’avvento di Google Heart possa enfatizzare la fruizione della Land Art rendendola maggiormente accessibile ad un vasto pubblico. Che ne pensate?

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    1. De contemporaneo ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo, proprio pochi giorni fa ho cercato ‘spiral jetty’ su google earth e …. Si vede !! Sicuramente non può sostituire l’esperienza di vedere le opere dal vivo ma può aiutare a a farsene un’idea, della loro immensità rispetto a noi ma al tempo stesso della loro insignificante dimensione rispetto al pianeta Terra.

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