John Cage e i suoni del mondo

E’ stata una delle figure chiave delle Neo-avanguardie newyorkesi, contribuendo a produrre quel cambiamento culturale nell’immediato dopoguerra che ha generato poi la rivoluzione creativa degli anni ‘60 e ‘70. Non solo, ma anche in quel ventennio è rimasto un punto di riferimento per i gruppi e i singoli artisti, partecipando attivamente a fianco a loro.  Partecipando come amico, come collega, o anche come insegnante. John Cage dal 1936 al 1960 e oltre ha insegnato in diverse università, tra cui: Cornish School di Seattle, Mills College di Oakland, Chicago Institute of Design, il famoso Black Mountain College, come si è visto, e la New School for Social Research di New York.

L’importanza di John Cage è stata proprio quella di aprire la strada a una fitta interrelazione di linguaggi, caratteristica principale delle Neo-avanguardie. Questo sconfinamento tra una disciplina e un’altra nasce con la sua personalità, eclettica e libertaria, affamata di arte e di musica e incapace di accettare di scegliere di occuparsi dell’una escludendo l’altra. Tanto che anche quando, più che ventenne, decise di occuparsi solo di musica, lo fece concependo la musica in senso husserliano, e cioè come mondo. Tutto poteva essere concepito come musica, i suoni del mondo erano musica, il proprio battito del cuore poteva essere concepito come musica.

Gli studi e la sua formazione lo hanno portato ad acquisire questa libertà filosofica, applicata alla sua poetica e al suo linguaggio espressivo.

Il suo viaggio di formazione a Parigi lo portò a interessarsi a Eric Satie.  E da questa esperienza si avvicinerà alla musica dodecafonica di Shonberg, riuscendo ad essere un suo allievo per due anni.

L’esperienza di Satie e di Shonberg lo portarono a capire l’importanza della decostruzione dell’armonia e la possibilità timbrica delle percussioni.  Cage divenne così un compositore e la sua costruzione musicale si basò soprattutto sulla struttura ritmica.

Nel 1939 fonda alla Cornish School un’orchestra di percussioni utilizzando percussioni “di strada”, come cerchioni di auto, contenitori di latta e altro. E nel 1940 sperimentò per la prima volta la tecnica che grazie a lui divenne uno dei piatti forti della musica contemporanea: piano preparato, dove Cage modificò i suoni delle corde piazzandovi sopra una lastra di metallo, nella cassa stessa del pianoforte. Per giungere a questa idea Cage si basò su esperimenti simili condotti sia da Cowell che da Satie, ma nessuno dei due aveva in effetti avuto il coraggio di stravolgere completamente il suono del pianoforte, trasformandolo in uno strumento di percussioni.

Cage all’opera per il Piano Preparato (1940)       Il Piano Preparato

 

Nella seconda metà degli anni ‘40 Cage si avvicinò sia alle culture indiane che per paradosso alle nuove scoperte scientifiche e matematiche della meccanica quantistica.

Un paradosso che tuttavia lo ha portato in fondo a una stessa conclusione,  che fu quella dell’indeterminismo, inteso sia in un’accezione filosofica che matematica. Nell’Indeterminismo da un punto di vista matematico, attraverso la scuola di Copenaghen, la realtà naturale veniva concepita come una struttura mossa in buona parte da eventi imprevedibili. Mentre filosoficamente, ovvero nella visione orientale, tutto veniva determinato dalla legge di causa ed effetto, perché il cosmo e l’universo, secondo questa filosofia, è paradossalmente indeterminato, perché rideterminabile in ogni momento. Cage coglie l’ineffabile coesistenza parossistica delle due poetiche ed applica l’indeterminismo alla sua musica.

Nel 1947 Cage compone il suo primo pezzo per orchestra  The Seasons per un balletto di Merce Cunningham, dove esalta il cambiamento del ritmo improvviso, suggerendo il comportamento caotico della natura.

L’indeterminismo nella musica di Cage, o almeno attraverso la sua interpretazione, porta non solo al rifiuto della struttura armonica, ma anche del progetto compositivo.  Senza progetto l’indeterminatezza del mondo si manifesta, e dunque la musica diventa non un’astrazione ma un evento della natura. L’artista partecipa, non organizza, non domina l’evento, ma ascolta il mondo e lo condivide, vi si immerge.

Questa concezione di immersione nella realtà del mondo porta Cage a concepire la musica come suono del mondo e come vita, e dunque l’approccio all’happening diventò inevitabile.

Una delle prime performances o pezzi musicali vicini agli happenings, fu  Imaginary Landscape n. 4 del 1951. L’artista aveva disposto in diversi punti della platea dodici radio portatili, prevedendo che ognuna di esse fosse regolata da due esecutori, di cui uno aveva il compito di sintonizzarne la frequenza e l’altro di alzare o abbassare il volume, seguendo una partitura più numerica che musicale. Questo pezzo fu ripetuto più volte anche con il gruppo Fluxus negli anni ‘60 e oltre.

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David Tudor e Cage 1971 eseguono Imaginary Landscape

Un altro pezzo famoso che può anch’esso considerarsi in realtà una performance è 4’33’’, composto nel 1952. Si tratta di una partitura per qualsiasi strumento musicale o ensemble, fu eseguito anche da un’intera orchestra. E’ composto da tre movimenti che complessivamente durano 4 minuti e 33 secondi, ovvero 273 secondi, e – 273° e la simbologia dello zero assoluto.

La prima volta che venne eseguito questo pezzo fu a New York durante un recital. David Tudor, il musicista che lo eseguì al pianoforte, aprì e chiuse immediatamente il coperchio del pianoforte per segnalare l’inizio e la fine di ogni movimento. La platea uscì scandalizzata. Cage, che lo considerò il pezzo più importante della sua intera opera musicale, commentò in quell’occasione: “Non hanno capito. Non esiste il silenzio. Alcuni credevano che fosse silenzio, perché ignoravano come ascoltare. In realtà c’erano tantissimi suoni accidentali. Durante il primo movimento si poteva sentire il vento che soffiava dall’esterno. Durante il secondo movimento gocce di pioggia cominciavano a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa  produceva ogni genere di suono interessante parlando e uscendo dalla sala.” (Kostelanez 2003 pp.69)

John Cage continua la sua opera fino agli anni ‘80, ma con pezzi più astratti e meno performativi, legati tuttavia sempre alla sua poetica di musica-vita.

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1968 partita a scacchi Duchamp Cage con teeny a guardare

Ada Lombardi

 

Bibliografia

Pasi, M., Boccardi, S. Storia della musica, Volume 2, Milano, Jaka Book,  1995.

Cage, J. Silence: Lectures and Writings Middletown, Conn. Wesleyan University Press 1961.  London, Reprinted Marion Boyars, 1999.

Fetterman, W. John Cage’s Theatre Pieces: Notations and Performances Amsterdam, Harwood Academic Publishers, 1996.

Gann, K. No Such Thing as Silence: John Cage’s 4’33” New Haven, Icons of America Yale University Press, 2010.

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