‘Love’ – L’arte contemporanea incontra l’amore al Chiostro del Bramante

‘Chiostro Love’ è lo pseudonimo di questa mostra che sta riscuotendo un notevole successo, soprattutto tra i giovani; il curatore Danilo Eccher ha dato vita ad un percorso espositivo che indaga uno dei sentimenti umani più misterioso e irrazionale: l’amore. Dà sempre ci attira con le sue molteplici declinazioni, presentate e vissute attraverso le tante sfaccettature dell’arte contemporanea, in un contesto remoto come quello del chiostro di Santa Maria della Pace.                                              

La nota caratterizzante di quest’evento è il coinvolgimento a 360° nel quale il pubblico è totalmente immerso, diventando egli stesso il protagonista: non è più semplice spettatore ma è parte integrante dell’opera stessa diventando il suo cuore pulsante, rendendo finalmente vivo lo spazio museale. L’arte non ha più barriere con il concetto di ‘open access’ : è permesso fotografare le opere ed entrare in contatto con esse e con il museo stesso, attraverso la condivisione sui social con l’hashtag #chiostrolove. Questo fiorente rapporto instaurato tra la persona e lo spazio espositivo è sottolineato e ribadito nell’interno scala del chiostro, dove ogni parete da un piano all’altro, lascia libero arbitrio ai pensieri, agli amori e alla fantasia del visitatore: quest’ultimo è considerato un soggetto rilevante che lascia il segno indelebile del suo passaggio.                                                                           Nonostante la totale libertà del visitatore, egli non è lasciato solo in questo viaggio culturale e sensoriale; prima di addentrarci nella mostra, è possibile scegliere la nostra guida, un partner audio, che ci introduce alla scoperta dell’amore : John, Cocò, Amy, David e Lilly. Per il mio viaggio, io ho scelto David, il quale è stato un vero gentleman che mi ha accompagnato e stregato con i suoi racconti romantici e sensuali su artisti e opere, aiutandomi ad interpretare le emozioni contenute in esse.

Entrati nel portico si percepisce subito l’atmosfera romantica e suggestiva. Il tema centrale è lampante con l’opera ‘Love’ di Robert Indiana e il suo messaggio semplice ed iconico caratterizzato da queste ‘poesie scultoree’, dove la parola espone l’arte stessa che invade con la sua presenza lo spazio. L’opera insieme alle parole del curatore, sono un preambolo ove si racconta la mostra, preannunciandoci il percorso e il suo fine.

Oltre all’uso di un linguaggio letterario e scultoreo nell’arte, non bisogna dimenticare l’immagine, soprattutto quella stereotipata e commerciale della Pop Art : come il linguaggio diretto di Tom Wesselmann e le sue sensuali visioni femminili di ‘Sunset Nude’ e ‘Smoker’ ; subito il nostro pensiero si proietta verso un amore libidinoso, scatenato proprio da queste figure erotizzate. In linea con il movimento della Pop, non manca il nome di Andy Warhol con il volto di un icona indissolubile : Marilyn Monroe; riprodotta con esasperazione dai mass-media per la sua indiscutibile bellezza e per quell’amore malizioso e ingenuo che ha sempre emanato il suo personaggio. Legati alla Pop Art inglese, ma dal quale si distaccheranno totalmente con performance fotografiche e non, arrivando a far coincidere l’arte con la vita rendendola aperta a tutti : sono Gilbert & George, porta voci di un amore patriottico con ‘Forward’ e ‘Metalepsy’.

Nonostante si tratti di un tema molto intrigante e attraente, esistono tanti modi di amare e di concepire l’amore. L’artista Marc Quinn lo celebra e lo rappresenta con tre diversi punti di vista messi a confronto: l’amore non idealizzato delle sue sculture amputate che va oltre la malattia e l’apparenza, oppure la bellezza dell’amore fermata nell’istante prima della morte, rappresentato da fotografie di fiori recisi che nascondono con inganno una tragedia, ed infine l’opera ‘Love Painting’ con il quale testimonia l’amore tra due persone, rendendolo eterno e magnifico come quello di Romeo e Giulietta.

Detto ciò, si può affermare l’esistenza di una vasta varietà di linguaggi. Sono presenti artisti che adottano le video-installazioni, dando voce ad ogni tipo di amore : come Ragnar Kjartansson che ci ammalia con ripetizioni di musiche soavi alla Frank Sinatra in ‘God’ e Tracey Moffat con storiche scene di baci cinematografici in ‘Love’, entrambi rappresentano l’amore romantico, elegante, senza tempo per eccellenza ; oppure come Nathalie Djurberg e Hans Berg che ci riportano all’interno di incubi sull’amore con ‘The Clearing’: attraverso musica, video e sculture semi-mobili, raccontando favole inquietanti di amori soffocanti e oppressivi, in uno stile che ricorda molto la storia dei fratelli Grimm e le animazioni di Tim Burton. Spostandoci su un artista visionaria nel panorama dei film maker, troviamo Ursula Mayer con ‘Crystal gaze’ e le sue modelle eteree di una bellezza irraggiungibile che si trovano in intrecci amorosi,intrighi e tradimenti.

Ma l’amore non si può sempre idealizzare come avvenente. Nell’amore esiste anche il tormento, il sospetto, torture che ci portano a distruggere noi stessi; questi aspetti estremi sono affrontati da Tracey Emin con il suo lavoro al neon: dove racconta frammenti di vita traumatici e indelebili di gelosia e tradimento. Un altro artista che intraprende questa strada è Mark Manders: con le sculture di ‘Figure on chair’ e ‘Composition with vertical’ mette in luce la fragilità umana ed un amore degenerato e ossessionato per il corpo femminile; la sua è una scultura violenta creata attraverso dei materiali poveri e semplici.

Interessante è vedere come reagiamo vedendo due linguaggi differenti che esprimono un tema simile. In un’unica sala sono state messe in contrapposizione: un arte fotografica con figure umane fredde, come manichini, ma dal quale trapelano citazioni simboliche; ed un’arte scultorea con materiali non convenzionali accompagnata da movimento e musica. L’amore materno e l’amore di una famiglia moderna, rappresentato dall’arte femminile di Vanessa Beecroft è equivalente all’amore quotidiano di Joana Vasconcelos, dove un sentimento così forte è legato ad oggetti quotidiani, come forchette, lana lavorata ad uncinetto, e così via… il tutto legato da luci, movimento e musica.

Parlando sempre di scultura troviamo Francesco Vezzoli che esaspera ed ironizza il narcisismo isterico dell’uomo contemporaneo, nella bellezza senza tempo della divinità classica; l’amore in questo caso è egocentrico. Riproduce l’idea di bellezza classica come la Santa Teresa in Estasi, Paolina Borghese e la Venus Ludovisi, facendola specchiare con la bellezza contemporanea dell’attrice Eva Mendes, il tutto viene ironizzato da un Apollo Belvedere gigione.

Un’altra contrapposizione è presente nell’ultima sala, ma questa volta sia il linguaggio che il tema sono differenti; diventa corrispondente il modo di vivere l’arte per questi due artisti: è una cura dalle ferite inflitte dal mondo, diventando un’amore intimo tra arte e artista. Inquietante e simbolico è Francesco Clemente che presenta infiniti volti dell’amore dove spesso dolore e felicità convivono, dove il cuore si arrende stremato dalle sofferenze amorose. E dal suo linguaggio pittorico nostalgico e solitario, si passa all’installazione : veniamo abbandonati nell’infinito, immersi nella solitudine della ‘Infinity Mirrored room – All the Eternal Love I have for the Pumpkins’ di Yayoi Kusama. L’amore per l’infinito dell’artista è sottolineato dal gioco di specchi, che crea un paesaggio infinito di zucche con l’immagine ripetuta dello spettatore, in un’atmosfera psichedelica fatta di prospettive falsate e rovesciate.

Sembra assurdo come la nostra percezione cambia, da un immersione mentale stimolata dalla pittura, ad un entrare fisicamente ed essere circondati da un installazione. Di fronte all’arte,qualunque essa sia, la nostra razionalità vacilla ma entrarvi all’interno è un esperienza che fa sospirare l’animo. Personalmente ne sono rimasta affascinata da questa mostra incentrata su un tema, che può risultare banale, ma tuttavia non scontato: non è una collezione celebre con artisti gloriosi, è solamente un percorso sensoriale che s’immerge in questo sentimento e lo fa attraverso i modi di vedere dell’arte. Perciò vi invito a prendere in considerazione l’idea di andare a intraprendere questo percorso, magari come spunto per un San Valentino insolito, in quanto l’evento termina il 19 Febbraio.

Isabella La Tora

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