The Art of The Brick – Lego e arte uniti in una sola esposizione

La mostra, come suggerisce il titolo, sembra essere indirizzata ad un pubblico per lo più composto da bambini e ragazzi. In effetti i cosiddetti Lego sono ancora uno dei giochi più usati dai giovanissimi, mediante i quali possono esprimere la propria creatività e dar vita a costruzioni di vario genere. Limitare però l’intera esposizione ad un pubblico di bambini mi sembra scorretto perché in questa mostra i celebri mattoncini non vengono usati come mezzo espressivo ma vengono usati come materiale per la costruzione di opere, questo gli conferisce una nuova dignità, apprezzata da adulti, appassionati e critici.

L’esposizione raccoglie le opere dell’artista Nathan Sawaya, nato e cresciuto in Oregon, appassionato fin da piccolo di Lego. L’artista da giovane intraprese gli studi di giurisprudenza per poi diventare un noto avvocato nella sua città, studi che poi saranno abbandonati per dar spazio a quella creatività che lo caratterizza ma che era rimasta soffocata dentro di lui. Nathan decise di intraprendere la carriera artistica partendo proprio da quei piccoli mattoncini con cui era solito giocare da bambino e verso i quali mostrò subito grande passione e padronanza, basti pensare che ha realizzato una città di 10mq fatta interamente di lego all’età di soli dieci anni, ha realizzato inoltre una riproduzione in scala naturale di un cane perché i genitori non volevano adottarne uno vero ,diventando ben presto “il mago dei mattoncini”

il luogo in cui è possibile ammirare le opere di Nathan Sawaya è Il SET (spazio eventi tirso),una struttura estremamente moderna situata nel quartiere Parioli di Roma. Lo spazio si presta bene all’inserimento di tramezzi al fine di creare percorsi espositivi, laboratori e parti video-ludiche

La mostra è organizzata in stanze tematiche curate in ogni minimo dettaglio: queste permettono comodamente l’ingresso dello spettatore che spiazzato dalla scarsa illuminazione dell’ambiente ricerca subito con gli occhi gli unici punti di luce che sono quelli che illuminano le composizioni di mattoncini. La luce ha due funzioni, la prima è quella di risaltare e valorizzare l’oggetto esposto mentre la seconda è quella di proiettare l’ombra dell’oggetto sul muro.

Sono proprio le ombre a fare da co-protagonista della mostra, queste infatti non sembrano essere generate da parallelepipedi di plastica ma sembrano essere frutto di una vera e propria scultura sinuosa e tondeggiate. I veri protagonisti dell’esposizione, però,  sono i mattoncini, mediante i quali l’artista è riuscito non solo a riprodurre in scala reale i grandi classici della storia dell’arte, ma è riuscito anche a dare forma a sensazioni, stati d’animo, emozioni ed espressioni del viso umano e proprio questa capacità di rendere visibile ciò che è invisibile ha reso la mostra interessante e coinvolgente anche per il pubblico più adulto. L’intero percorso si chiude poi con un laboratorio per i più piccoli, di stampo Munariano,  molto creativo e divertente.

Credo sia necessario spendere anche due parole sul curatore della mostra Fabio di Gioia e a tutto lo staff che ha reso possibile questa esposizione:  grazie a loro le opere esposte riescono a stimolare la sfera emotiva del visitatore, anche attraverso la creazione di stanze curate nei minimi dettagli e allestite in modo assolutamente concorde alle opere esposte al loro interno. Il grande lavoro sulle luci e sulle ombre ha aggiunto alla mostra un qualcosa di simbolico ed evocativo che arricchisce lo spettatore più adulto ma anche più giovane.

Nicolò Savi

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Ho visto la stessa mostra a Cape Town in Sudafrica 2 anni fa e ne sono rimasto entusiasta. Ho cominciato a giocare con i mattoncini Lego il 21 luglio del 1962, avevo fatto da poco 4 anni. L’ultima cosa che ho costruito risale ad un paio d’anni fa e meriterebbe una recensione a parte su questo bel blog dedicato all’arte contemporanea, si tratta della “Casa sulla cascata”, la villa “Fallingwater” progettata nel 1935 e realizzata nel 1936-39 in Pennsylvania (Stati Uniti d’America) dall’architetto Frank Lloyd Wright.

    Mi piace

  2. De contemporaneo ha detto:

    Ciao Marco,
    siamo rimasti tutti affascinati da questi piccoli ma estremamente versatili mattoncini di plastica. Siamo curiosi di vedere la tua costruzione e magari scrivere anche un piccolo articolo a riguardo. Se ci puoi inviare delle foto (se le hai) saremmo molto contenti.
    De Contemporaneo

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...