ROGER BALLEN – FOTOGRAFO DELLA PSICHE UMANA

Roger Ballen, fotografo statunitense nato a New York nel 1950, si dedica da trentacinque anni a documentare ed indagare le periferie di Johannesburg, Sud Africa, dove vive dal 1970.

Dall’inizio della sua carriera fotografica si è sempre interessato e focalizzato su faccende periferiche; le quali, senza il suo lavoro, sarebbero rimaste nell’ombra.

Al principio si limita a “documentare” freddamente il degrado di quelle periferie; successivamente il suo lavoro acquisisce più “sentimento”.
Soggetti relegati nelle “shanties” (baracche di lamiera), soggetti deformi, solitamente ritenuti “mostruosi”, che Ballen diventa solito immortalare, entrano a far parte di una poetica incentrata sulla rivalutazione di ciò che è relegato al margine della vita, isolato, discriminato e ignorato.

La sua fotografia si può definire di carattere fortemente psicologico, dato che le sue immagini arrivano a toccare la zona più profonda e oscura della nostra anima.

ballen

Ballen arriva a Roma quest’anno, in occasione del FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma, la rassegna che da 15 anni porta nella capitale autori internazionali della fotografia contemporanea.

(Sito ufficiale per maggiori informazioni sul Festival: http://www.fotografiafestival.it )

Il fotografo dichiara fin da subito che tra la città di Roma e Johannesburg vi sono non poche affinità.

Aderisce al festival costruendo la sua baracca circondata da fotografie in bianco e nero molto suggestive ed emozionanti; all’interno di una stanza del Macro di Via Nizza, con un chiaro richiamo agli “shanties” (baracche di lamiera in cui vivono gli emarginati delle periferie di Johannesburg); portando parte del suo mondo all’interno del museo stesso.

Questo ambiente è un mondo da scoprire, in ogni angolo è raccontata una storia, gli oggetti sono apparentemente disposti a caso mentre, in realtà, ogni oggetto ha lo scopo di raccontare un mistero, di affascinare ed evocare l’atmosfera di un mondo sconosciuto.

All’interno della baracca vi sono manichini che impersonano i soggetti che Ballen è solito fotografare; personalità inquietanti che riempiono lo spazio con la loro presenza, siedono alla tavola imbandita con piatti ricolmi di volti, sul fornello vi sono pentole dove ribollono ossa.

Sui muri ha dipinto con gessi e carboncino dei disegni.

L’impressione che suscita questo allestimento è quella di trovarsi in un luogo dove la vita è sospesa, in cui il tempo non scorre più allo stesso modo.

All’interno di questa teatrale disposizione il suo ruolo è quello di regista; il quale ci da la possibilità di entrare e “vivere” in una sua fotografia a tre dimensioni, ferma in una dimensione in cui il tempo è sospeso.

ballen2          ballen-3

Secondo Ballen Roma e Johannesburg non hanno molto in comune ma proprio questa “shaties”, da lui costruita, potrebbe rappresentare un punto d’incontro.

In fin dei conti la baracca è il luogo della mente archetipa che contiene sia Roma che Johannesburg. Dunque per me non è necessario conoscere la storia di Roma per occupare, in una maniera o in un’altra questo spazio.

(Dichiarazione dell’artista, fonte: http://www.fotografiafestival.it/portfolio_page/roger-ballen-the-rome-ballen-times/ )

È un viaggio per conoscere se stessi.

 

Giulia Donatelli

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Ada ha detto:

    ottimo modo di fare una recensione, introduce l’artista descrive l’opera in maniera semplice, equilibrata e significativa, e alla fine offre anche una propria riflessione. E’ un eccellente modo di informare senza invadere gli altri con le proprie impressioni
    A.

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