FLUXUS – ABBATTERE LE BARRIERE TRA L’ARTE E LA VITA:

È necessario comprendere la profonda diversità culturale tra America ed Europa per avere chiara la complessa situazione artistica del ventennio degli anni 60/70.
Ideali comuni sviluppatisi in contesti culturali differenti hanno creato un clima artistico colmo di somiglianze e differenze. L’intento comune è quello di abbattere le barriere che si sono sempre frapposte tra l’arte e la vita: la rivalutazione dell’individuo e dell’atto quotidiano, pensati non più come banale esistenza ma come fonte infinita di creatività e potenzialità artistica, portano all’affermazione di una poetica che identifica l’arte con la vita stessa.
Il gruppo fluxus e la poetica che nasce in questo contesto così libero da ogni definizione e da ogni restrizione, ha il preciso intento di trasformare l’arte, non più vista come mezzo d’espressione per pochi eletti, ma come modo per migliorare e rivalutare la vita di ogni singolo individuo, in quanto ognuno è dotato di infinite potenzialità creatrici.

Il solo nome ‘Fluxus’ designa un flusso, un movimento continuo, uno scambio reciproco tra l’arte, la vita, il corpo e i movimenti.

Avviene una vera e propria contaminazione tra le svariate discipline espressive. La libertà di pensiero che caratterizza questo movimento emerge infatti se ci si ferma ad analizzare la varietà di linguaggi utilizzati da questo eterogeneo gruppo di artisti: happening, performance, oggetti di uso quotidiano, musica, tutto si fonde insieme, tutto diventa possibile.


Pensiamo ad esempio ad opere come 4’33 di Jhon Cage, noto compositore ed artista, punto di riferimento fondamentale per gli artisti del gruppo fluxus, è lui ad aprire la strada ad una fitta interrelazione ed un reciproco scambio tra linguaggi. In questa composizione, che appunto dura 4 minuti e 33 secondi, non accade assolutamente nulla: la musica viene concepita come mondo, e il mondo come musica. Musica può essere la pioggia che cade, il rumore dei passi, un cuore che batte.

Oppure pensiamo al libro di Joko Ono ‘Grapefruit’ in cui sono racchiuse frasi, azioni, idee e progetti realizzabili da tutti, che possono aiutare il singolo individuo a migliorarsi e a migliorare la sua vita ed il mondo circostante. Un esempio è “Painting for the wind”, ove si suggerisce di realizzare un buco in una busta di plastica ripiena di semi, e poi issarla dove soffia il vento. In quel punto esatto, con il tempo, germoglieranno fiori ed il mondo sarà più bello.

Allan Kaprow, uno dei maggiori esponenti di questo gruppo, definisce l’happening come un assemblage di eventi, ed è l’artista stesso a metterli insieme, in un’opera dal titolo:” 18 Happenings in 6 parts”, che venne presentato dall’artista alla Reuben Gallery di New York. Qui l’happening si compone di istruzioni precise, accuratamente fissate da Kaprow, e fornite agli spettatori, i quali in realtà non vengono più distinti dagli artisti (anche queste barriere crollano, chiunque può concorrere a realizzare l’evento artistico).

Viene spedito un invito agli spettatori: “Avranno luogo 18 accadimenti (happenings). Si invita a collaborare con l’artista, il signor Allan Kaprow, alla realizzazione di tali eventi. Come ognuna delle settantacinque persone presenti, lei sarà simultaneamente spettatore e protagonista” .

Viene aperto un negozio a Canal Street, a New York, dal nome Fluxhall, da uno dei fondatori di fluxus, George Maciunas. In questa ottica le gallerie erano concepite come una luogo chiuso, in cui le opere non entravano in stretto contatto con la vita. A queste si preferiva la strada, ed è davvero significativo che in un negozio, luogo frequentabile e frequentato da chiunque, si mettessero in vendita i Flux Kit( valigette create da Maciunas stesso, in cui erano contenuti svariati oggetti per “creare” arte), accessibili a tutti. È un passaggio molto significativo nella storia dell’arte contemporanea.

Tutti possono rivolgere un’attenzione diversa alla propria vita, scoprendo ogni momento come unico ed irripetibile: dunque, potenzialmente, ogni istante si puó fare arte, con qualsiasi cosa.

Giulia Donatelli

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