Il Mondo di oggi – Cyphoria

La terminologia “Arte per tutti” è vista sempre di più come un’utopia, un’idea o meglio un ideale troppo arduo da raggiungere.
L’arte del nostro tempo è lo specchio della Nostra società, delle Nostre istituzioni e la forma tangibile dei Nostri pensieri.

Spesso rifletto sulla società di oggi, e mi dispiaccio nel percepirla come un’epoca risucchiata dalla banalità del vivere, rivolta alla finta realtà in cui troppi si stanno nascondendo.
Può sembrare un discorso banale e noioso, sentito troppe volte, ma riflettiamo attentamente su ciò che stiamo diventando; corpi senza mente condizionati dalla finta realtà che ci penetra dentro.

Si tratta del mondo dei Social e d’internet; che mi prefiggo di “smascherare” tramite l’arma più pura al mondo, l’Arte.

A Roma, dal 13/10/16 al 8/1/17, al Palazzo delle Esposizioni, si celebra la 16° Quadriennale d’arte, intitolata “Altri tempi, altri miti”.

Ma cos’è questa Quadriennale?
La Quadriennale di Roma è l’istituzione nazionale che ha il compito di promuovere l’arte contemporanea italiana. Il suo nome è legato all’Esposizione Quadriennale d’Arte, la rassegna che ogni quattro anni documenta i diversi orientamenti delle arti visive del momento. Nella sua sede di Villa Carpegna la Quadriennale svolge un’attività continuativa, articolata in mostre, incontri, servizi di ricerca e documentazione, pubblicazioni. (…)
La Quadriennale di Roma è oggi una fondazione partecipata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio. Nasce nel 1927 come esposizione periodica e viene istituita come ente a partire dal 1937.

(Fonte: http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-16a-quadriennale-d-arte )

Dunque per questa 16° edizione sono stati chiamati 10 curatori che hanno incluso novantanove artisti e centocinquanta opere per offrire al visitatore un patrimonio di possibili chiavi di lettura del nostro presente.
Il titolo “Altri tempi, altri miti” racchiude diversi ambiti tematici: da questioni di forte attualità come il digitale, lo sviluppo sostenibile, i diritti fondamentali, il rapporto tra centro-periferie a sfere d’indagine poetiche e intimistiche.

(Fonte: http://www.quadriennalediroma.org )

Nello specifico, Domenico Quaranta, il curatore della mostra Cyphoria, presenta il suo lavoro così:

Viviamo in un’epoca ormai intrisa di mediazione, che si è intrufolata in ogni aspetto della vita, dell’esperienza, dell’immaginazione e del racconto. La politica, l’economia, il lavoro, le forme della comunicazione e della socialità, ma anche l’intimità e il sogno sono stati stravolti dall’impatto dei media digitali, e questioni come la privacy, la sorveglianza, la capitalizzazione della vita sociale definiscono una parte importante di ciò che chiamiamo presente. Cyphoria, la sezione da me curata della 16a Quadriennale d’arte, solleva queste tematiche e indaga come si riflettono nell’arte italiana contemporanea.

(Fonte: Domenico Quaranta, http://quadriennale16.it/sections/cyphoria/ )

A primo impatto la sala di questa mostra sconvolge e allo stesso tempo fa immedesimare lo spettatore in un mondo del tutto “fantastico”.
L’allestimento racchiude perfettamente ciò che il curatore e gli artisti vogliono esprimere tramite il loro lavoro; quel senso di disagio, curiosità, riflessione ma anche di distacco dal pensiero.
Insomma un anomalo controsenso, come se si entrasse in tante realtà private e pubbliche nello stesso momento; aperte ma anche nascoste alla vista e al tatto delle persone.

Cyphoria appunto analizza l’impatto dei media digitali su vari aspetti della vita.
Tutte le opere sono pienamente interattive, coinvolgono tutti i sensi e acquistano un valore solo al tocco tangibile e sensitivo del pubblico.
L’arte contemporanea esalta proprio il coinvolgimento totale del pubblico, lo invita a partecipare e a indagare sulla sua identità. Essa vuole porsi come strumento di mediazione capace di svelare nuove riflessioni e farci porre nuove domande, senza tralasciare il significato primo dell’opera stessa.

Riguardo un’opera in particolare …

Immaginate di trovare due schermi che formano una sorta di piccola tenda da campeggio, dove per entrarci e vedere cosa c’è dentro ci si deve stendere con la schiena a terra.

La curiosità è tanta perciò ci stendiamo e nell’esatto momento in cui guardi ti rendi conto che nel video ci sono persone che fanno esattamente la nostra stessa azione… Ma la cosa che colpisce di più è che il resto del pubblico contemporaneamente osserva te…
L’atto pone l’attenzione su un discorso più grande di tutto questo. Innanzitutto esalta la curiosità umana intesa in senso largo.
Il mondo d’internet forse ha esaltato questo nostro senso ? o tramite la troppa comunicazione l’ha reso pubblico e non più un atto privato e intimo?

Enza Parrillo

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