Nuova collezione della artistica Farnesina: inaugurazione

La Farnesina, il Ministero degli Esteri della Capitale, decide, in un momento di crisi generale, di inaugurare la propria collezione di arte contemporanea.

Come previsto si è tenuta una conferenza apposita per questo evento, a cui partecipano: il Primo ministro Paolo Gentiloni, lo storico dell’arte Philippe Daverio, il ministro dei beni e delle attività culturali Anna Mattioli e altri funzionari legati alla Farnesina. Partecipa anche un rappresentante per ogni stato che si affaccia sul Mediterraneo e, tra il pubblico, eravamo presenti anche noi di De Contemporaneo.

Il tutto si è svolto intorno ad un’opera di Michelangelo Pistoletto. Un tavolo di notevoli dimensioni raffigurante il Mar Mediterraneo, intorno a questa struttura una serie di sedie volte a rappresentare tutti quei paesi che si affacciano sul mare sopracitato. L’opera parla da sola, un’importante “riflessione visiva” sulla comunicazione e sull’importanza di questi paesi a livello sociale e culturale.

Dalle prime parole del ministro si è intuito subito lo spunto di riflessione che offre la collezione: l’importanza della comunicazione. In effetti sin dagli anni 80 l’uomo ha iniziato ad isolarsi, viveva in un clima di terrore diffuso a causa di guerre e terrorismo, è isolato all’interno della sua nazione ed evita il contatto con popolazioni straniere per diffidenza.

Se andiamo a vedere bene però, storicamente il contatto con le culture straniere ha portato parecchi vantaggi in vari ambiti, da quello culturale a quello gastronomico. L’ambito artistico però è quello che meglio rispecchia questa necessità di apertura, comunicazione e confronto con le culture che si affacciano sul Mediterraneo (e non solo).

Durante la prima metà dell’800, come sappiamo, nasce la fotografia e con essa l’arte affronta un profondo periodo di crisi. Non era più possibile proseguire con un approccio realistico e l’immagine figurativa perdeva spesso il confronto con la pellicola. In questo clima di decadenza e smarrimento però ci si trova a fare i conti con una “contaminazione culturale”. Dal Giappone vennero importate le prime stampe che fecero subito scalpore nei canali artistici dell’epoca. Proprio da questa contaminazione nasce uno dei più brillante e colorato movimento della storia dell’arte, l’Impressionismo.

Questo esempio mi porta quindi a pensare che dato che siamo in piena crisi culturale ed economica, se ognuno di noi si impegnasse nel proprio piccolo a contribuire ad una comunicazione globale, favorendo il dialogo interculturale, forse si potrebbe risollevare il paese, mettendo a tacere guerre insensate  e inutili tensioni politco-economiche

La conferenza e la collezione d’arte ad essa legata, riflettevano esattamente su questa necessità, lasciandoci con l’impegno di non sottovalutare l’importanza del dialogo e di saper ascoltare e cogliere il meglio dalle culture straniere, facendo nostre le esperienze e le intuizioni per uno sviluppo culturale.

In conclusione io mi chiedo: quale potrebbe essere il mezzo più potente ed immediato per comunicare se non quello artistico?

Nicolò Savi

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