“Da Kandinsky a Pollock.”La grande arte dei Guggenheim

Non la definirei una mostra, ma più come un percorso alla scoperta degli esordi dell’arte contemporanea, assieme a quei cambiamenti che porteranno ogni aspetto del mondo verso un ridimensionamento dei valori.

Palazzo Strozzi di Firenze ha dato vita ad una delle poche esposizioni in Italia dove lo spettatore è colui che indaga e percepisce l’arte attraverso i cambiamenti storici e culturali. Da una sala all’altra, l’impatto visivo con le varie diversità stilistiche, è stato inequivocabile, grazie ad un percorso espositivo che ha permesso il confronto diretto e continuo tra: artisti europei contemporanei e le personalità plurime dei nuovi artisti americani.

Tutto questo è stato ricostruito, in maniera inedita, grazie alle collezioni di due figure imprescindibili, fili conduttori tra Europa e America : Peggy e Solomon Guggenheim; le due personalità sono state presentate, nella sala introduttiva, attraverso le loro collezioni e i corrispettivi luoghi d’esposizione, da cui provengono molte delle opere presenti. Nonostante quest’ultime hanno presentato una varia complessità nella ricerca artistica e nella diversificazione dei linguaggi, il pubblico è stato guidato in questa scoperta in maniera semplice e appassionante; grazie ad una serie di brevi introduzioni sulle pareti di ogni sala, che hanno guidato lo spettatore nella storia e nell’arte inerente a ciò che avrebbero visto.

Prima di introdurvi nell’esperienza della ‘mostra’, ribadisco il fatto che la scelta degli artisti non è stata casuale, per via dei collegamento alle figure fondamentali dei Guggenheim. Inoltre è necessario ricordare, che dopo la seconda guerra mondiale la migrazione verso il nuovo continente era implacabile, per questo l’arte americana del primo 900 rispecchierà molto i canoni europei, procedendo poi su strade differenti.

Nasce il secolo delle neo-avanguardie.

Iniziamo così, il nostro viaggio nel tempo. Nella prima sala, come abbiamo già detto, sono state presentate le personalità dei due collezionisti. Ovviamente si fa caso principalmente alle due sponde e ai due artisti centrali: Vasilij Kandinsky con l’astrattismo e Max Ernst il surrealista. Forse, proprio come giunzione tra la fine delle Avanguardie storiche e l’avvento di un cambiamento epocale, una nuova sperimentazione individuale degli artisti, che si slegherà dai preconcetti di gruppo come Movimento .

Passando da Paul Klee ad altri artisti europei siamo introdotti nella seconda sala…

…Dal confronto di surrealismo e astrattismo, si passa ad un surrealismo europeo che migra nel nuovo continente, trasformandosi di lì a poco in una neo-avanguardia. Ma la presenza di Marcel Duchamp è preponderante e fondamentale, se pur non avendo davanti un ready-made originale, ci si rende conto di come l’arte sia passata dal precludere solo la rappresentazione della natura con la pittura, ad un’arte che comincia a cambiare il modo di vedere il mondo, mettendo in crisi tutto ciò che fino ad ora era considerato arte…

…Pensandoci bene, è per questa molteplicità di influenze intercontinentali che molti artisti, basandosi su culture altre, troveranno il loro linguaggio personale. Sarà il caso di Jackson Pollock, al quale viene lasciato un ampio spazio espositivo nella terza sala; il suo percorso è stato ricostruito in maniera cronologica con il suo stile: andando dalle prime influenze surrealiste, all’astrattismo sempre più puro, fino al suo segno caratterizzante, il Dripping.

Cominciando a sperimentare dalla pittura, nasce un nuovo artista che indaga se stesso, andando verso l’abbandono completo della pittura figurativa. Così si dislocherà l’arte in molteplici espressioni…

…Resterà viva, ancora per poco, la pittura dell’espressionismo astratto in Willem de Kooning, presentato nella sala successiva; da tali influenze estrapolerà delle conclusioni artistiche riguardo l’incisiva forza del segno, accompagnato dal colore e dalla sua materia. Il motore della sua arte è l’importanza del gesto che crea il segno; mi sembra sia equivalente come caratteristica, perchè diventerà un punto basilare sul quale altri artisti si arrovelleranno. Infatti oltre a lui, sono accostate le opere di Sam Francis, Joan Mitchell e Hans Hofmann…

…Questa rinascita di un uomo nuovo, che anziché rifugiarsi nel passato, si proietta verso nuove esperienze, comincia a diversificarsi sempre di più; se nel nuovo continente si procede verso un nuovo astrattismo, in Europa si sperimentano nuove forme di astrazione. La materia acquista un nuovo significato con l’arte informale di alcuni artisti, fondamentali per le loro scoperte fatte sulla tela : Jean Dubuffet, Lucio Fontana, Alberto Burri, andranno al di là dell’uso del colore piatto. Ecco la nuova visione del mondo nell’arte: non esiste più solo la pittura, ma esiste anche un oltre tridimensionale che va fuori e dentro la tela stessa, dove è preponderante il gesto e la materia…

… In una sala laterale più piccola e accogliente, viene ricordato l’epicentro di questa grande mostra, con l’intento di restituire la sensazione di trovarsi in un soggiorno di una casa. Siamo catapultati all’interno di una delle case di Peggy Guggenheim, che amava circondarsi di opere e di oggetti d’arte: le scatole di Cornell, i rayogrammi di Man Ray, la tela di Bacon e le opere di Tancredi. Tutto ciò testimonia e rende visibile l’amore della famiglia per la collezione d’arte, ma anche per aver reso possibile la nascita di molti artisti sostenuti da loro, e per averci dato la possibilità a noi di vedere questi capolavori…

…Nuovamente ci spostiamo in America e ci si accorge, che oltre all’espressionismo astratto, nasce in antitesi una nuova generazione: che non si sofferma sul gesto ma si interroga sul farsi della pittura. Tutto viene raffreddato, gesto e materia vengono annullati, si ritorna ad un colore piatto e bidimensionale con Morri Luis e la geometria fredda di Frank Stella e Kenneth Noland. Per quanto riguarda la scultura con Alexander Calder, la nostra visione si rinnova: sculture mobili, leggere, fluttuanti; create con forze e spinte contrastanti che si muovono, dando forme diverse all’opera.

…Da questi colori industriali, forme geometriche fredde e una visione del tutto bidimensionale, si passa nuovamente in Europa, con Marc Rothko, ad un linguaggio basato sulla materia del colore puro. Proprio perché si tratta di una pittura misteriosa ed interiorizzata dall’artista, lo spazio dedicato a lui è interamente nero e buio, le uniche luci sono quelle all’interno delle opere, concepiti come oggetti fluorescenti e pulsanti. Lo spettatore né rimane abbagliato, anche sé, l’effetto sorpresa distoglie l’attenzione sulla forza emotiva che emanano le sue opere, ma nonostante questo il tempo si annulla e ci si sofferma molto di più all’interno di questa sala, senza accorgersene…
…Giunti al termine, entriamo negli anni 60, in un panorama non più diviso tra due continenti, ma condiviso da entrambi nella sperimentazione e nella voglia di progresso artistico. Entrandovi si ha uno shock con l’opera di Roy Lichtenstein, sia per l’imponenza che per lo stile del tutto diverso rispetto alla sala precedente. Trattandosi di un panorama globale, sono stati posizionati nella sala, in linea con il periodo e con i loro progressi artistici anche: Dubuffet che apre le porte europee agli anni ’60 anticipando addirittura la street art, e Fontana giunto finalmente ad un gesto puro ed unico, uscendo fuori dalla tela con un taglio. Forse, quest’ultimi, sfuggono ad occhi poco attenti, perché si resta inglobati e ipnotizzati dall’opera di Lichtenstein, ma come in America anche l’Europa ha i suoi eroi; se questi artisti non avessero avuto il coraggio di sfondare i preconcetti imposti dalla società e dal mercato, tutta l’arte dagli anni ’60 in poi non sarebbe nata.
Isabella La Tora

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