La riaffermazione della pittura negli anni 80 in Europa

Dopo lo sconfinamento delle Neo-avanguardie in discipline, tecniche ma soprattutto nei più disparati linguaggi vicini al bisogno di libertà dell’epoca, si ritorna alla pittura.

Ma non potrà più essere una “pittura bella”.

Così come del resto non lo era stata nemmeno nell’Informale. Sarà una pittura vicina al proprio tempo: degradata, edulcorata, fumettata, idonea a rappresentare la vita nelle grandi megalopoli. Ciò che appare evidente è che non ci si fa scrupolo di tornare al passato, che la ricerca del nuovo appare superata, la pittura degli anni ‘80 è quindi una ricerca che non crede più nel futuro e addirittura si rifugia nel passato.

Si afferma la citazione; anzi più precisamente, la citazione che fin dagli anni ’70 veniva usata con  coraggio, liberalismo e spirito di sperimentazione, come in alcuni artisti dell’Arte Povera  (Giulio Paolini e Vettor Pisani) diventa in questo caso stile.

Non essendoci più un progetto sociale da condividere, che prometteva un futuro da costruire, l’arte torna a essere stile, bella maniera (colta, più che bella), mercato.

Ma l’estetica nelle grandi città ha subito una trasformazione,  il concetto di bello, infatti, è ormai slittato in qualcosa di molto più complesso.

 

Se guardiamo all’indietro possiamo osservare che, in Europa, l’arte contemporanea fin dalla sua nascita ha seguito e accompagnato l’ evoluzione sociale della classe borghese.  Dagli impressionisti in poi, con una grande fede nel futuro, l’arte si è schierata a fianco della classe borghese, con un atteggiamento di entusiasta rincorsa verso il futuro (si pensi al Futurismo).

L’arte ha fatto propri gli ideali della classe borghese: la fede nella scienza, l’evoluzione sociale delle classi e degli individui, la messa in discussione del concetto del bello, concependolo invece come nuovo, come slittamento continuo, come se la realtà fosse rimodellabile a piacere in nuove e sconfinate modalità. Anche se, a differenza della filosofia scientista dell’uomo borghese che facendosi scudo della scienza iniziava a sentirsi onnipotente, l’arte non ha mai smesso di cogliere al contrario i limiti umani, di ridimensionare  il narcisismo borghese, opponendogli anche una continua e appassionata critica, come ad esempio con la Metafisica, o con l’Espressionismo, il Surrealismo, il Dadaismo ecc.

 

La citazione del passato, anche nella Metafisica, si era rivelata come un ottimo strumento per costruire baluardi di opposizione alla trionfale avanzata nel futuro. Contrastando quindi cieche corse trionfalistiche dietro a nuove ideologie, tenendo a monito e a memoria, ovvero ben presente, la fragilità umana.

Ma tutto ciò oltre che divenire poesia e filosofia divenne ben presto anche mercato.

Il mercato si appropriò di tutto, persino dell’Art Brut dell’Informale, forse l’arte più degradata mai apparsa. L’arte di chi, assistendo al massacro di tutte le ideologie umane, a causa della seconda guerra mondiale, smise di credere non solo nell’uomo borghese (responsabile di quello scempio) ma nell’uomo tout court.

Le Neo-avanguardie erano invece riuscite a recuperare dei valori umani, la libertà l’uguaglianza, la socializzazione, la relazione, riuscendo a recuperare una fede nel futuro.

Ed ora?

Dopo le Neo-avanguardie cosa si prospettava e soprattutto dove era il progetto, la poetica, la filosofia da condividere?

 

Gli anni ‘80 nell’arte sono stati anni di grande smarrimento, anni in cui qualsiasi rappresentazione non poteva che essere negativa, ironica, cinica e beffarda. Senza un possibile futuro come si può creare poesia, senza che questa diventi nichilista e negativa?

In questo smarrimento tuttavia continuò quel grande processo di mescolamento e di rifacimento dei codici culturali e dei linguaggi avviato già con l’Impressionismo ormai quasi due secoli fa. L’Oriente era ormai entrato in un attivo dialogo con i codici estetici occidentali e viceversa, e sarà proprio il mercato ad intensificare lo scambio.

Le grandi rassegne in Europa come Kassel e la Biennale di Arti Visive di Venezia si riempiono di artisti di tutte le nazionalità, tra le più disparate. Come in un famoso titolo di una di queste rassegne diventando, appunto, Palcoscenico dell’umanità .

 

Ada Lombardi

 

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