L’artista contemporaneo

La figura dell’artista è sempre stata estremamente difficile da caratterizzare, spesso misteriosa, a volte irraggiungibile, introversa e scontrosa, gelosa delle proprie realizzazioni e sempre in allerta contro gli usurpatori di idee.

Tuttavia quando pensiamo a un’ artista non facciamo fatica ad immaginarcelo isolato, sporco di colore o di marmo con in mano gli attrezzi da lavoro. Sempre chiuso nel suo atelier buio, carico di disegni, tele, gessi, marmi e chi più ne ha più ne metta. Respira solo l’aria del suo studio, non esce mai alla luce del sole.

In sintesi un topo nella sua tana.  

Questa concezione non è del tutto errata, è perfetta per i primi artisti, quelli che operano negli anni precedenti all’invenzione delle prime tecnologie, ormai superate. Tuttavia il mondo cambia, evolve la società, i mezzi a disposizione, i pensieri legati all’arte e, soprattutto, il modo di fare arte.

Nell’800 con l’invenzione della camera ottica, l’artista esce dalla sua tana, guarda estasiato la luce del sole, respira aria pulita, va a dipingere all’aria aperta (en plein air). Si evolve di pari passo con l’evoluzione del mondo che lo circonda. Non ha più la necessità storica di rimanere isolato dal resto del mondo. Entra a gamba tesa nel quotidiano e opera esattamente negli stessi luoghi frequentati da tutti.

E pure come mai quando pensiamo alla figura dell’artista, non pensiamo mai a questo tipo di persona? Siamo ancora ancorati al passato e come mai abbiamo accettato l’evoluzione dell’arte ma non quella dell’artista?

Il mondo però non è rimasto all’800, sono passati ben 200 anni e adesso il contesto in cui si vive è completamente diverso. Siamo nella piena era del consumismo, viviamo immersi nelle più avanzate tecnologie, non si disegna più con la matita, siamo arrivati alla scultura e alla pittura digitale, all’animazione e alla modellazione 3D.

Dunque l’artista può ancora essere quella figura descritta in precedenza come un topo nella tana? Direi proprio di no.

L’artista contemporaneo è l’uomo comune, con la sua valigetta con dentro il computer. Quando lo incontri fai fatica a riconoscerlo. È una persona che vive e opera negli stessi ambienti in cui viviamo e con gli stessi mezzi che adoperiamo. Non è il grande maestro della tecnica, è una persona che esprime le proprie idee con qualunque materiale a disposizione. Le opere possono essere composte da oggetti, idee, pensieri e qualunque cosa si possa immaginare.

Se accettiamo questa idea di artista, forse, capiremo meglio il panorama artistico contemporaneo. Ma se rimaniamo ancorati al passato, pensando che a realizzare le opere siano ancora figure alla Michelangelo, forse non riusciremo mai a capire effettivamente il senso e la potenza di un’opera.

Facciamo un’ esempio pratico. La “Land Art” è una delle neoavanguardie che compone il panorama artistico contemporaneo degli anni del secondo dopoguerra. Gli artisti della “Land Art” realizzano le proprie opere direttamente con i materiali di un luogo, e spesso l’opera coincide con la ridistribuzione dei materiali dello stesso.

mi spiego meglio.

Robert Smithson realizza la sua opera “spiral jetty” nel Great Salt Lake negli Stati Uniti. L’opera non è altro che un riposizionamento della terra del lago, volto a creare una spirale che interagisse sia con lo spettatore che con il territorio stesso. Questa spirale oltre che ad essere esteticamente equilibrata, è anche “colorata” dai microrganismi che si sviluppano all’interno della stessa.

Trascurando però la spiegazione dell’opera, la vera riflessione è quella sull’artista. In questo caso l’artista è l’esempio dell’artista contemporaneo: una persona qualunque che semplicemente ragiona su un luogo e lo vive, trascorre gran parte del suo tempo ad osservare le relazioni tra persone e territorio, non è isolato, fa parte di questa complessa trama relazionale, la capisce e la rende visibile sotto forma di opera d’arte. Non ha il pennello in mano, la sua opera si crea vivendo.

Nicolò Savi

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marco ha detto:

    Non sono convinto che la Land Art esemplifichi l’artista che si confonde con l’uomo della strada. La Land Art è un’azione contro culturale, una sorta di ribellione volta a smantellare l’autorità esistente (sociale, economica e politica).
    L’artista, tipicamente: personaggio di rilievo, patrocinato dalle gallerie, sostenuto da mecenati, con pieno accesso alle risorse dell’arte contemporanea,
    lasciando gli spazi espositivi,
    • si sottrae alle regole del mercato, ai musei ed alle collezioni, stracolmi, per cedere dedicarsi alla spazio reale;
    • ricerca di nuovi metodi espressivi, da imporre a questo spazio reale, che tengano conto del mutato stato di opera;
    • assume un atteggiamento di rottura con la tradizione, in qualche modo contrario all’autorità.

    Ciao
    Marco

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  2. De contemporaneo ha detto:

    Ciao Marco,
    Ti ringrazio per il commento. Questo blog nasce anche come spazio di confronto e discussione costruttiva.
    Sono assolutamente d’accordo con te e con la descrizione che hai fornito dell’artista della Land Art.
    Giustamente come dici tu, l’artista di questa Neoavangurdia si sottrae al mercato per concedersi allo spazio reale. Credo infatti che concedersi allo spazio reale voglia dire confondersi con l’uomo comune che vive il luogo in cui opera. Rifiuta i canali espositivi ufficiali per far veramente parte di un luogo, che altrimenti sarebbe visto in maniera troppo poco soggettiva. E’ proprio rifiutando le istituzioni che diventa un “non-artista”,passami il termine, ed è questo particolare che lo rende simile alle persone comuni, all’uomo della strada. l’articolo non era volto a semplificare l’artista contemporaneo, ma è volto a riflettere sul ruolo che questo artista investe nella società. Quando lo definisco “l’uomo qualunque” non voglio intendere l’artista da strada, come potrebbe essere un writer, ma una concezione più umile di un’artista che in realtà non vuole esserlo, una persona qualunque che ricerca nuovi metodi espressivi per staccarsi dal mercato e dalla cerchia delle gallerie e dei musei, ma è proprio in questo atto che diventa l’uomo qualunque, è proprio in questo passaggio che si mimetizza con l’uomo della strada.
    spero di essere stato chiaro ed esaustivo

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  3. Marco ha detto:

    Grazie del contraddittorio, spero torniate sul tema della land art che mi affascina; in particolare ultimamente ho approfondito un opera intitolata “respiro del deserto” che installata oltre 20 anni fa nel deserto egiziano, ancora resiste ed è visibile da google heart all’incirca nell’entroterra di Hurgada.

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